Tomaso Montanari Docente e storico dell'arte Caro direttore, nella sua lunghissima intervista pubblicata giovedì sul Corriere Fiorentino , Cristina Acidini ha annunciato di aver mandato al suo avvocato una mia intervista in cui ho dichiarato che la ormai ex soprintendente si è dimessa in quanto «gestore di un sistema ormai tramontato». Non è una novità: due anni fa un ufficiale dei carabinieri venne ad identificarmi nel mio dipartimento universitario (con immaginabili conseguenze) in seguito ad una querela sporta contro di me dalla dottoressa Acidini, per analoghi motivi. Naturalmente la Procura della Repubblica di Roma archiviò la querela: perché le mie ragioni apparivano «condivisibili», e perché le mie «affermazioni rientravano nel diritto di critica». Anche in questo caso non vedo in cosa avrei diffamato la ex soprintendente. Non mi riferivo ad un sistema criminale: Cristina Acidini è ovviamente innocente fino al terzo grado di giudizio, sia nelle due inchieste (una contabile e una penale) che la vedono indagata, sia nel processo contabile che la vede imputata. Come il contesto della mia intervista permette di comprendere, mi riferivo invece ad un sistema di governo del patrimonio culturale che disapprovo radicalmente. Acidini si è presentata come «indegna erede della Elettrice Palatina»: ebbene, chi oggi si rechi sulla tomba dell'Elettrice e degli altri membri della dinastia, alle Cappelle Medicee, troverà quei sepolcri coperti da espositori di cartoline e banchi di gadgets. Una situazione che giudico, in effetti, indegna: non ci potrebbe essere simbolo più eloquente della mercificazione del patrimonio, fatta di noleggi, tariffari, eventi esclusivi e grandi eventi a go go . Ed è questa, a mio giudizio, la vera cifra del «sistema» inaugurato da Antonio Paolucci e poi gestito da Cristina Acidini. Gestendo il patrimonio non come storici dell'arte, ma come manager autodidatti, questi due soprintendenti hanno legittimato e alimentato la nefasta idea di chi (Matteo Renzi in testa) a questo punto preferirebbe sostituirli con manager veri. Ho descritto questo sistema in dettaglio in due libri: A cosa serve Michelangelo? (Einaudi 2011) e Le pietre e il popolo (minimumfax 2013). Il primo volume si occupa di un caso che sollevai (nell'aprile del 2009) proprio sul Corriere Fiorentino , e che ebbe echi sulla stampa di tutto il mondo: l'acquisto pubblico del crocifisso ligneo implausibilmente attribuito a Michelangelo. Acidini ha avallato l'attribuzione, proposto l'acquisto, certificato la congruità del prezzo dell'opera. Ed è per questo che la Corte dei Conti la sta processando, in appello, per un danno erariale di 600.000 euro. Sarebbe buona norma far ruotare spesso i funzionari pubblici, specie quelli investiti di grandi responsabilità. Acidini è stata per otto anni soprintendente vicario, e poi per sette soprintendente in carica: la notizia non è che questo regno finisca, ma semmai che esso sia potuto durare per ben quindici anni. Forse Firenze non cambierà verso nemmeno questa volta: ma almeno ha cambiato sistema. E questa mi pare davvero una buona notizia .