Viaggio nella Nazionale ferita dalla grandine e dopo l'sos alla città della direttrice. Grondaie, finestre e lucernari vecchi e fuori uso, sale chiuse. La direttrice: danni per un milione Il danno più evidente, quello che fa intuire cosa nasconda la copertura della Biblioteca Nazionale, lo si vede giù al piano terra, in quella sala cataloghi ancora su supporti cartacei (ma la maggior parte del materiale è intanto stato digitalizzato) dove il combinato congiunto della grandine di venerdì scorso, dell'effimera funzionalità delle vecchie grondaie e della vetustà dei lucernai, ha fatto piovere a tal punto da determinare una frattura nel muro. Su in alto, in prossimità dell'angolo destro della grande sala, proprio sopra agli schedari per soggetto il buco è evidente. Ma è facendo un giro per i vari locali della biblioteca, accompagnati dalla direttrice Maria Letizia Sebastiani (nella foto) , che pian piano si fa evidente lo stato dell'arte. Che, la grandinata della settimana scorsa, ha solamente contribuito a rendere manifesto. I danni, quelli che abbiamo riscontrato e che non hanno quasi minimamente compromesso il patrimonio librario arrivano da lontano. Da una manutenzione che sarebbe necessario approntare e lo sarebbe stato anche prima. Si chiama prevenzione. Ma procediamo col giro. Appena entrati dall'ingresso principale il primo stop, con nastro bianco e rosso a bloccare il nostro passaggio, lo si incontra sulla rampa di scale a destra che porterebbe su alla sala manoscritti (sino al 30, chiusa perché interessata da lavori per il ripristino dell'impianto termico). Quella sala non è accessibile né lo sarà dal 30 in poi da questo lato, perché anche qui il lucernario ha ceduto, è caduta dell'acqua e si teme un cedimento. Non è accaduto nulla nella grande sala lettura del pianterreno, nella rotonda magliabechiana recentemente restaurata con un finanziamento di Pitti Immagine, nella sala periodici e nulla nei corridoi e nella sala galileiana. È andata peggio su al primo piano, l'ultima delle grandi sale di consultazione, quella dedicata ai testi di giurisprudenza, quando entriamo noi è vuota. Salendo su nel ballatoio sono evidenti i punti di cedimento del lucernario, le macchie di umidità sul tetto, la zona da cui è caduta l'acqua venerdì scorso. Così come è evidente cosa ha causato la tromba d'aria, sempre al primo piano, in quella sala dove un tempo c'era il Gabinetto delle Stampe e che ora ospita due donne alle prese con la catalogazione dei fondi antichi. Qui a cedere è stata la grande finestra. La tromba d'aria l'ha letteralmente fatta spalancare e per tutta la durata dell'uragano c'è stato chi l'ha tenuta bloccata per evitare un allagamento devastante. Oggi quel che è rimasto visibile è l'inarcamento della struttura portante della vetrata, in legno, ed alcuni punti in cui il vetro si è discostato da quest'ultima. Senza tapparelle abbassate, se dovesse piovere ancora con violenza da qui dell'acqua potrebbe infiltrarsi ancora. Altra tappa, altro allarme. Stavolta siamo nella torre libraria, il vero cuore delle collezioni della Nazionale. Qui ha resistito tutto tranne una delle sale tenute a temperatura controllata, dove sono custodite stampe e carte geografiche. E qualcuna si è anche bagnata. Nulla di grave a una visione superficiale, dei fogli appaiono un po' stropicciati. Il perché è accaduto ce lo spiega la stessa direttrice. «Le stampe che vedete qui ad asciugare dice provengono dall'unico magazzino della torre libraria dove ha ceduto il lucernaio. Si sono bagnati i primi tre cassetti dove sono conservate le stampe. Per fortuna il danno è minimo. Ma se accedesse di nuovo qualcosa come venerdì scorso...». Il punto è proprio questo, se accadesse di nuovo grondaie e lucernari, finestre e vetri subirebbero uno stress che non si sa sino a che punto sarebbe tollerabile. La situazione è più evidente quando si esce all'aperto. Dal lungo ballatoio che circonda il secondo chiostro della Basilica di Santa Croce, volgendo lo sguardo verso l'alto appare più chiaro lo stato di salute delle grondaie: in più punti sono sconnesse, fuori asse e quindi non più utili a far confluire l'acqua laddove non causa danni. Così a conti fatti, tenuto conto che queste andrebbero rifatte tutte, che i dieci lucernari della Nazionale andrebbero interamente sostituiti e che anche le finestre andrebbero restaurate i conti sono presto fatti. A sentire Maria Letizia Sebastiani all'indomani della grandinata lei stessa, con documento ufficiale, ha chiesto al segretario generale del ministero dei Beni Culturali Antonia Pasqua Recchia un milione di euro. Lo stesso documento con l'analitico degli interventi è arrivato anche alla Regione Toscana. «Ma dato lo stato dell'arte dell'economia italiana, noi conclude Sebastiani vogliamo contribuire a reperire fondi. Chiediamo un euro a tutti i fiorentini. Inizieremo la raccolta il 5 ottobre, domenica di apertura straordinaria della Biblioteca. E stiamo sensibilizzando anche possibili sponsor. I primi contattati? Della Valle, Ferragamo, Faliero Sarti, Mario Martone, Pitti Immagine. Vediamo chi risponderà». Resta un quesito. Visto che di prevenzione si tratta, non si poteva pensarci prima?