Madonna dei Campi, una riserva rurale debole a rischio di nuova urbanizzazione «La città formò col suo territorio un corpo inseparabile». Così scriveva Carlo Cattaneo nel 1858, nel saggio «La città considerata come principio ideale delle istorie italiane», evidenziando un tratto distintivo del nostro paesaggio: città e territorio, costruito e ambiente, fusi in un «continuum indivisibile». Cinquecento anni prima con il suo ciclo d'affreschi «Allegoria ed effetti del buono e del cattivo governo» (1337-39) all'interno del palazzo pubblico di Siena Ambrogio Lorenzetti aveva detto la stessa cosa. Un'opera laica che parla per figure e simboli di istituzioni, cittadini e diritto, di territorio e del suo governo, di bene comune, di buona o cattiva amministrazione, di ordine e armonia, disordine e rovina. E ne rappresenta le conseguenze sulla città e sulla campagna, mondi separati ma uniti, in un necessario equilibrio reciproco, in un rapporto osmotico e sinergico, interdipendenti, ognuno allo stesso tempo causa ed effetto della prosperità o della miseria dell'altro, risultato della reciproca influenza. Un'interpretazione della campagna come paesaggio culturale, territorio trasformato dall'uomo «cosa umana», «immenso deposito di fatiche», «patria artificiale» la definirà Cattaneo, «non opera della natura» ma «opera delle nostre mani» . Paesaggio disegnato dalla storia, che evolve nel tempo. Traduzione in spazio architettonico dei valori della società agricola. Un'intuizione forte, ancora in grado, a distanza di 7 secoli, di fornirci una chiave di interpretazione dell'esistente nella prospettiva di una sua trasformazione. Anche se le mura non esistono più. Grumello del piano. Periferia sud ovest di Bergamo. Luogo dove si incrociano l'autostrada per Milano e la ferrovia per Treviglio. Un tempo campagna rigogliosa, disegnata dalle tracce della centuriazione romana e dai sistemi di irreggimentazione delle acque, punteggiata da cascine e campanili, uniche eccezioni in una trama altrimenti omogenea. Qui, circondato dalle infrastrutture della viabilità veloce e dai segni di una ipermodernità più affastellata che progettata, assediato da nuove e velleitarie espansioni urbane e protetto soltanto da qualche residuo filare, si trova il santuario della Madonna dei Campi, testimone di una civiltà ormai scomparsa, di una presenza discreta dell'uomo, memoria di cultura contadina: lavoro dei campi e dimensione trascendente. Frammento superstite uno dei pochi nei pressi di Bergamo di paesaggio agricolo. Che si è deciso di tutelare, riconoscendone la natura di documento storico e allo stesso tempo di patrimonio, di bene comune, grazie a un'iniziativa promossa da comitati cittadini e associazioni (Italia Nostra, WWF, Legambiente) a partire dal 2003 che ha portato, tra il 2009 e il 2011, all'istituzione formale di un PLIS (parco locale di interesse sovracomunale), attraverso una convenzione tra Bergamo e Stezzano approvata dalla Provincia. Una scelta significativa, in controtendenza, che sembrava segnare finalmente il ritorno a una «visione osmotica» del rapporto tra città e territorio agricolo. Indebolita però nei fatti dal prevalere di vecchie logiche: interessi speculativi e mancanza di volontà politica. Così deroghe, eccezioni e il rinvio della disciplina delle prescrizioni hanno ridotto l'efficacia della salvaguardia mentre le ipotesi di nuova edificazione hanno rimesso in discussione l'estensione e il perimetro dell'area protetta pensati per evitare la saldatura degli insediamenti periurbani e valorizzare il ruolo del «non costruito» quale spazio di connessionegeneratore di senso, spazio progettato e non residuale in grado di conferire ai luoghi identità specifiche e differenti. Un carattere peculiare della Bergamo storica. Elemento fondante (e ricorrente) del suo paesaggio agrario. Poco riconosciuto dalle scelte di politica territoriale attuate finora.Questa campagna, un tempo spazio strutturato e connotato, è infatti oggi contesto di particolare fragilità dall'identità incerta, area di confine tra costruito e non costruito a ridosso di sfrangiati margini urbani. Non più separata dalla città (e non più protetta in una paradossale inversione dei ruoli dalle sue mura), non più pensata come parte integrante di un unicum territoriale (ambientale e culturale) è stata relegata al ruolo di mero «territorio extraurbano», anello debole di un metabolismo urbano ingordo e mai sazio, riserva di suolo intaccabile in qualsiasi momento, semplice «territorio rurale in attesa di urbanizzazione». L'interesse per la vicenda del Parco agricolo ecologico sta dunque nella sua duplice valenza: occasione per integrare un prezioso brano di territorio con valore di «paesaggio documento» in un nuovo modello di sviluppo e testimonianza, a fronte del persistere di logiche speculative, della debolezza degli attuali strumenti di pianificazione e di un approccio senza prospettiva storica e povero di analisi. Imprigionato ormai da anni nella dicotomia «sviluppo acritico»«salvaguardia conservativa», il dibattito sul territorio e sul suo governo sembra aver perso la capacità di produrre un «pensiero operante» in grado di agire sugli assetti consolidati. Le due posizioni escludono entrambe, anche se per motivi opposti, la storia dal loro orizzonte e isolano arbitrariamente parti di territorio da un processo evolutivo progettuale: da una parte negando la memoria e teorizzando l'indifferenza del luogo rispetto al tipo di trasformazione, dall'altra sostenendo il «congelamento dell'esistente» e non ammettendo a priori la trasformazione. Per salvare il territorio agricolo dal ruolo di vittima predestinata dei processi di urbanizzazione selvaggia occorre superare questa semplificazione concettuale, tornare a riconoscergli dignità di luogo del progetto. «Talora il territorio rigenera la città distrutta» scriveva ancora Cattaneo: perché ciò possa accadere di nuovo «bisogna sottrarre il territorio a cattive regole riproduttive sostiene l'urbanista Alberto Magnaghi, il più autorevole esponente della "scuola territorialista" , non ai suoi processi vitali e agli attori che vi operano». È necessario un nuovo «patto città-campagna». Una nuova centralità del territorio rurale.
Bergamo. Un parco per grazia ricevuta
Il testo discute la fragilità del paesaggio agricolo della campagna di Bergamo, specificamente il Parco agricolo ecologico della Madonna dei Campi, che è stato protetto grazie a un'iniziativa di comitati cittadini e associazioni. Tuttavia, la sua protezione è stata minacciata dalle vecchie logiche di sviluppo e dalla mancanza di volontà politica, che hanno portato a deroghe e eccezioni nella disciplina delle prescrizioni. Il testo sostiene che il territorio agricolo è stato relegato al ruolo di mero territorio extraurbano e non più pensato come parte integrante di un unicum territoriale.
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