Una lezione manifesto sulla città di oggi, con vista su quella del futuro prossimo, così la definirà al termine il moderatore Pietro Veronese, che ha introdotto Salvatore Settis, archeologo e tra i massimi antichisti italiani, intervenuto al Festival del Diritto parlando di "Diritto alla città e capitale civico". Un argomento, quest'ultimo, declinato attraverso i due termini, partecipazione ed esclusione, che fanno da perno alla settima edizione della kermesse. Davanti a un grande numero di studenti, ricollegandosi al termine ghetto, nel suo significato etimologico e metaforico, Settis comincia a parlare di esclusione. Quello che emerge è il connubio indissolubile tra la città e il tema del lavoro. "La cittá, che è stata fondata sul lavoro - spiega Settis - deve dunque consentire alle generazioni future la possibilitá di lavorare, altrimenti viene tradita la sua funzione. Il diritto alla città, in Italia, è legato al diritto al lavoro, deve riguardare anche la sua funzione sociale, tenendo presente che la funzione sociale della proprietà non può essere relegata solo alla rendita fondiaria ma deve coinvolgere anche il bene comune". Quello di Settis è un excursus che abbraccia alcuni casi specifici - "come il Brasile, dove nel 2001 è stata promulgata una legge specifica sul diritto alla città, intesa come città sostenibile, che comprende anche il diritto alla terra urbana, ai servizi pubblici, al lavoro e al tempo libero e alla partecipazione della popolazione" - e che sostanzialmente invita a ripensare i centri urbani nei quali viviamo. "Ripartire dalla città - continua Settis - significa inquadrare il futuro e i diritti delle generazioni che verranno, dal momento che i luoghi nei quali viviamo non sono affatto neutri e condizionano i nostri comportamenti, non a caso questo aspetto abbraccia l'etologia umana". Chiaro che se la città ha questo potere di influenza sui cittadini, il problema innescato dalle megalopoli dei nostri tempi è quantomai sensibile, "città obese" le definisce Settis in maniera colorita. "Luoghi - dice - dove nelle periferie che si allargano sempre più sono relegati i meno abbienti, mentre i centri storici diventano gli spazi per i pochi benestanti e per le attività legate allo shopping. Pensate che in Toscana, regione gestita dal centrosinistra, una legge ha definito la città come centro commerciale naturale. La mercatizzazione del mondo ha condannato la città ad avere solo un valore di scambio. È una crisi che coinvolge le persone e occorre ricordare che il diritto alla città significa anche diritto alla campagna, quindi alla natura, perché lo spazio tra l'una e l'altra è ormai poroso". Forse guardare al passato non è solo un esercizio nostalgico, conservare il patrimonio artistico e naturale permette di ricollegare i concetti di etica ed estetica ai centri urbani, "la bellezza dei quali era ritenuta un valore fondamentale già nello statuto medievale di Siena. I cittadini hanno il diritto e il dovere di opporsi a chi disperde il patrimonio storico delle città". "Ragionare di diritto alla città - sostiene poi Settis - significa riflettere sul suo capitale civico. Il capitale civico ha un nesso forte con la storia politica della comunità, è qualcosa che coincide con il capitale simbolico che la città ha accumulato nel tempo e, quindi, non misurabile. Il diritto alla città è collettivo. I cittadini di oggi possono essere creatori del futuro, ma ricordiamolo ancora una volta, possono farlo solo se hanno un lavoro".
Settis al Festival del Diritto per ripensare le città contemporanee
Il moderatore Pietro Veronese ha introdotto Salvatore Settis, archeologo e antichista italiano, al Festival del Diritto. Settis ha parlato di "Diritto alla città e capitale civico" e ha sottolineato il connubio tra la città e il tema del lavoro. Ha spiegato che il diritto alla città è legato al diritto al lavoro e deve riguardare anche la sua funzione sociale. Ha anche parlato della necessità di ripensare i centri urbani e di considerare il futuro e i diritti delle generazioni future.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo