Al Museo di Santa Giulia un'esposizione intima da assaporare con lentezza NELL'EPOCA delle grandi mostre global mordi e fuggi, c'è chi sceglie un'altra strada. Con una metafora gastronomica, si potrebbe definire slow art, un mix di capolavori posti in dialogo con il territorio, da assaporare lentamente. Ad avere l'idea è Brescia che, con una mostra dossier intima, dal titolo "Note di un ritratto amoroso", al Museo di Santa Giulia, pone in dialogo tre ritratti: il misterioso "Doppio ritratto" del veneziano Giorgione, dal Museo di Palazzo Venezia, e altre due opere di Girolamo Savoldo, campione del Rinascimento bresciano anche lui a lungo a Venezia. I tre dipinti, uno per stanza, scandiscono un percorso crepuscolare che induce alla contemplazione. La loro visione d'insieme fa emergere temi come la musica, l'amore e la malinconia, comuni alla cultura veneziana del primo '500, quando si scriveva e si cantava d'amore ispirandosi al Petrarca. E Giorgione stesso partecipava a quei concerti da virtuoso liutista. Si parte da un capolavoro enigmatico che unisce atmosfere morbide e soffuse a profondità psicologiche fino ad allora inedite. Nella sua opera, il gentiluomo afflitto in primo piano, è vegliato alle spalle da un compagno che pare farsi beffa delle sue pene d'amore. A fare da padrone di casa, però, è Savoldo. Oltre alla "Figura di giovane" dalla Galleria Borghese, si può vedere "Ritratto di giovane con flauto", un'opera dalla storia avvincente, passata tra le mani del Cardinale Richelieu, collezionista vorace e raffinatissimo di Rinascimento italiano (oggi nella collezione Unicredit, in deposito alla Pinacoteca Tosio Martinengo). Nella penombra fa capolino un giovane dagli occhi gonfi di tristezza affondato in un collo morbido di pelliccia e sorpreso al flauto. Sulla parete spoglia di fronte a lui, lo spartito del suo breve madrigale fa intravedere, sotto le note, al posto della canzone, la firma dell'artista. «È il primo episodio di un trittico di mostre sul Rinascimento che si avvicenderanno nei prossimi mesi spiega Elena Lucchesi Ragni, curatrice con Paolo Bolpagni Un solo biglietto per tre puntate. Dopo Giorgione e Savoldo, avremo Fra Bartolomeo e Raffaello. Perché il pubblico torni al museo a breve distanza, tra eventi, lezioni di storia dell'arte e visite a luoghi di rado visibili». Così Brescia si apre a un nuovo corso: «Le rassegne blockbuster negli anni passati hanno mostrato un potenziale, una vocazione all'arte spiega Luigi Di Corato, energico neodirettore della Fondazione Brescia Musei (caso unico di partnership pubblico-privato, che unisce Santa Giulia, Capitolium, Pinacoteca Tosio Martinengo e Castello) ma ora si cambia musica. Le mostre non saranno acchiappaturisti ma al servizio di una comunità». Un segno di speranza, di fronte al cantiere infinito della Pinacoteca Tosio Martinengo. Dal 2009 a oggi si continua un'impegnativa campagna di restauri alle opere ma l'apertura è rimandata al 2018, in attesa dei 6milioni di euro per la conclusione dei lavori.