«IL CENTRO di Roma non può diventare come Venezia, un fondale, uno scenario splendido ma sempre più vuoto di abitanti, dominato da turisti "mordi e fuggi" con in mano una bottiglietta d'acqua, con le case comprate da ricchi inglesi, americani o russi, che vengono a Natale e Ferragosto». Nei sette anni in cui è stato sindaco, dal dicembre del 1993 al gennaio del 2001, ha liberato dalle macchine piazza del Popolo, ampliata la Ztl, inventate con il vicesindaco Walter Tocci le strisce blu, fatto ritinteggiare le facciate dei palazzi del Centro, restaurato il Campidoglio, aperto nuovi Musei, rilanciato gli scavi ai Fori Imperiali. E ora Francesco Rutelli lancia l'allarme. «Non voglio fare polemiche o un attacco al sindaco Marino, ma delle riflessioni che possano essere utili». Qual è il punto? «Il concetto a cui tengo è questo: il Centro è il più grande organismo antico tuttora vivente, è una stratificazione unica al mondo, o vive o muore, non c'è una via di mezzo». In che senso? «Per vivere deve avere molte attività, residenti, artigiani, commercianti, anche un terziario qualificato. Non un acquario per turisti, la cui pressione è destinata a crescere in modo impensabile, con 800 milioni di visitatori potenziali solo dall'Asia. Morirà se diventerà come Venezia». Che fare? «Roma per la sua dimensione e popolazione ha bisogno di valorizzare storia e archeologia anche nelle periferie, dove oggi di notte brillano le luci delle bische elettroniche e di giorno mancano partecipazione civica e vita culturale. Mentre il Centro viene difeso con una specie di cintura respingente ». La giunta ha messo in campo la possibilità di chiedere un pedaggio per chi entra all'altezza dell'anello ferroviario. «Non sono d'accordo nel penalizzare chi vive nelle periferie e nei Comuni metropolitani. Penso poi che Roma dovrebbe avere almeno tre maggiori parchi storico-archeologici, oltre all'area centrale». Quali? «Abbiamo a nord una città antica che è Veio, con un parco meraviglioso; Ostia Antica, fenomenale, che merita da sola un viaggio da Shanghai, e i resti di Gabii, un'intera città antica tutta da scavare, un'occasione di coinvolgimento per i vicini quartieri come Tor Bella Monaca e Torre Angela». Torniamo al Centro. «Non possiamo permetterci di trasformarlo in un luogo blindato, o solo per turisti. Conosco abitanti con un reddito basso che hanno già deciso di vendere la casa. I duemila euro l'anno per il permesso di accesso la dicono lunga. L'abolizione delle strisce bianche, degli abbonamenti mensili alle strisce blu: c'è tanta gente che viene da fuori al lavoro, la mattina presto, o che torna tardi la notte e non ha altri mezzi che l'auto. Va realizzato un piano moderno, di logistica e tecnologia con orari differenziati. Ora i clienti degli artigiani hanno solo mezz'ora dopo la fine della ztl». E via dei Fori? «Ho molto apprezzato che il sindaco voglia demolire, come consigliavamo io e Veltroni nel 2008, via Alessandrina. Bisognerebbe fare altrettanto di via in Miranda. E soprattutto ricostruire materialmente dei pezzi dell'area archeologica centrale». Dove? «Rialzare dei colonnati straordinari che esistono, con le colonne scavate ma per terra, come al Tempio della Pace, per cui c'è già un progetto, colonne di granito rosa alte cinquanta piedi romani, o quelle della basilica Ulpia al Foro di Traiano, o un intero tratto con ordini architettonici del Foro di Cesare. Solo questi interventi lascerebbero il mondo a bocca aperta. Ho grande stima dell'assessore alla Mobilità Improta, ma ci vuole un progetto urbano. Non si regola la vita di un'area di 1300 ettari e centinaia di migliaia di persone con divieti alla viabilità, in attesa che arrivi la Linea C. E la rivoluzione non può riguardare solo i Fori». E che altro? «Colle Oppio, molto sacrificato, con la Domus aurea, le Terme e un parco stile Ventennio da ripensare. E poi il Palatino, la nostra Acropoli, il luogo dove è nata Roma, con via dei Cerchi, quella sì da cancellare, per riunirlo con il Circo Massimo».