È tutto intero, dalle spalle alle caviglie. Il Gigante scoperto ieri nella collina di Mont'e Prama potrebbe essere il primo reperto, in tutta la storia delle statue del Sinis, trovato in un unico blocco. La conferma si potrà avere tra pochissimo, quando gli archeologi capiranno se anche la testa, ancora sotto terra, è ben salda al collo, che invece già si intravede. Mentre i piedi attaccati alla base sono stati già scoperti nei mesi scorsi. Quello di ieri dunque è il ritrovamento più spettacolare che ha lasciato tutti senza fiato. Si tratta di un pugile conservato in ottime condizioni. È enorme, due metri e qualche centimetro. Chi ha visto la statua da vicino si accorge che non presenta nessun tipo di imperfezione: dalle gambe al busto, dal torace alla corazza che ricopre l'avambraccio sino alla mano. «Potrebbe essere un unico blocco - commenta Paolo Bernardini, docente di Archeologia fenicia e punica dell'Università di Sassari -. Per ora è difficile capirlo anche perché attorno ci sono tante pietre cementate che stiamo spostando con cura per evitare qualche frattura. Siamo comunque molto ottimisti. Una cosa è certa: siamo davanti a un ritrovamento incredibile, conferma che ci troviamo in una necropoli monumentalizzata». Intanto già emergono le prime tesi da parte degli studiosi. «È già chiaro che si tratta di un pugile diverso dagli altri - continua Paolo Bernardini -. Lo scudo appoggiato alla mano non è infatti circolare come quelli esposti oggi nei musei di Cabras e Cagliari ma più chiuso e avvolgente come quello dei bronzetti». È proprio questa diversità e similitudine ha aperto, ieri pomeriggio, nuovi scenari agli archeologi che lavorano sul posto: «Il Gigante sembrerebbe assomigliare tanto a un bronzetto rinvenuto nell'antica Etruria risalente al IX secolo a.C a Vulci, precisamente nella necropoli di Cavalupo - dice ancora Paolo Bernardini -, unico dei bronzetti sardi ad avere una datazione certa. E se questa tesi venisse confermata, finalmente potremmo dare un'età anche a tutte le statue ritrovate nel Sinis, tra il 1975 e il 1979». Ma c'è dell'altro. Sempre ieri pomeriggio, nella collina di Mont'e Prama, è venuta alla luce un'altra grande pietra: «Al momento è un enigma - afferma l'archeologo della Soprintendenza Alessandro Usai, super visore dello scavo in corso -. Potrebbe essere tutto ma anche niente. Il tempo e il lavoro ci darà le risposte che stiamo cercando». A pochi metri dal nuovo pugile adagiato in terra, uno nuovo team di archeologi sta ispezionando delicatamente l'interno della tomba, che nella notte tra sabato e domenica è stata violata dai tombaroli. L'obiettivo è solo uno: analizzare il dna dei resti per conoscere quali erano le malattie antiche ma anche per scoprire il rituale di seppellimento. Per ora sono stati prelevati diversi denti, un mandibola, una falange e altre ossa lunghe e fini. Manca però la parte facciale del cranio, troppo deteriorata.