LA MOSTRA NELLO SPAZIO ARCHEOLOGICO SOTTOSTANTE PIAZZA NAVONA. FINO AL 30 MARZO TORNANO i gladiatori nello Stadio di Domiziano, il complesso archeologico sotto piazza Navona riaperto lo scorso dicembre e affidato dal Comune in concessione a privati (la società Mkt121 del gruppo Markonet), in cambio del restauro. Fra le antiche strutture dello stadio, il primo in muratura della Roma antica, edificato nell'86 d.C. dall'imperatore Domiziano per ospitare gare di atletica (ma usato anche per i giochi gladiatori quando il Colosseo fu devastato dall'incendio del 217 d. C.), oggi aprirà al pubblico "Gladiatores e Agone sportivo Armi e armature dell'Impero Romano". Curata da Silvano Mattesini dell'associazione Archeos, architetto che da anni si dedica alla ricostruzione filologica di elmi, scudi, spade e corazze partendo dai reperti conservati nei musei e dalle fonti latine, la mostra propone fino al 30 marzo circa 350 pezzi della sua collezione. Una raccolta unica nel suo genere che permette di ripercorrere l'evoluzione dell'armamento gladiatorio dal IV secolo a.C. all'inizio del II d.C.. Un viaggio, insomma, alla scoperta dell'ars gladiatoria, anche per sfatare falsi miti e leggende, che sull'onda dell'esposizione già ospitata nel 2010 al Colosseo, ma con una sezione in più dedicata all'agone sportivo, racconta in sei sezioni la storia della gladiatura. «Studiare il mutamento delle dotazioni dei gladiatori spiega Mattesini significa anche studiare la società romana e l'evoluzione della sua arte militare e del costume, che procede in parallelo». Si parte dalle origini, con i primi prigionieri-combattenti, nella sezione in cui sfilano i Mirmidoni di origine greca con linothorax e machaira (una spada del IV-V secolo a.C. usata anche da Alessandro Magno), i guerrieri Galli con i loro elmi dalle ali di rapace e i Traci, che diedero origine al gladiatore Thraex, con l'elmo dalla criniera crestata. Si passa poi al periodo repubblicano con i Provocatores e a quello imperiale, «in cui racconta Mattesini Augusto impose nuove regole, obbligando i gladiatori a indossare una maschera di protezione sul viso». Si arriva, quindi, all'epoca di Domiziano, (che nota Matteo Tamburella, responsabile del complesso «codificò stabilmente le regole gladiatorie»), prima di ammirare i raffinati elmi da cerimonia e di approfondire, infine, i giochi e gli spettacoli che si svolgevano sull'arena dello Stadio, attraverso gli accessori usati nell'agone sportivo: dai guantoni da pugilato alle lance, fino alle loriche da auriga e alle maschere tragiche. «È la prima mostra di archeologia sperimentale che ospitiamo spiega Taburella Ma l'intenzione è di fare del complesso sempre più anche una sede espositiva». Del resto, i visitatori non mancano: «A soli nove mesi dall'apertura annuncia, infatti, il responsabile ne abbiamo già avuti oltre 35 mila».