La partenza è da ambientalista battagliero: «Senza noi umani le piante vivrebbero bene, anzi meglio», dice l'architetto Giorgio Strappazzon dello studio VS associati, autore del nuovo Orto botanico di Padova, «mentre noi senza le piante non possiamo esistere. L'idea chiave del progetto è di mostrare la straordinaria biodiversità vegetale - il 99,7 per cento degli esseri viventi è costituito dalle piante - e la sua importanza. Il nostro atteggiamento verso di esse determinerà il nostro futuro, e se avremo o meno un futuro. Quindi abbiamo tentato di rappresentare le piante in una maniera diversa, cercando l'effetto sorpresa». Obiettivo raggiunto creando uno stretto passaggio che attraversa una collinetta di terra, quasi una camera di compensazione fra l'Orto antico e la nuova ala, oltre il quale appare lo spettacolare edificio lungo centro metri, alto sedici e profondo trenta in cui si "srotolano" i principali biomi della Terra dall'Equatore alle fasce subartiche. Per il progetto lo studio ha attinto alle proprie competenze identitarie che lo orientano a integrare innovazione tecnologica e sostenibilità: «La struttura», spiega Strappazzon, «ha impatto quasi zero e si comporta come una grande foglia, perché il futuro dell'architettura sta nella sua capacità di prendere esempio dai vegetali, puntando a recuperare tutte le risorse riciclabili, dalla gestione delle acque allo sfruttamento dell'energia solare, che in questo caso viene utilizzata per produrre energia elettrica e far funzionare gli impianti, riscaldare le parti massive dell'edificio, che poi cedono con lenta gradualità il calore assorbito, e infine sfruttare l'effetto serra che permette di riscaldare le masse d'aria che, in relazione alle stagioni, vengono gestite mantenendo il calore oppure facendolo confluire in movimenti d'aria». Finestre che si aprono e si chiudono creando correnti d'aria e tendaggi che schermano o lasciano passare la luce in base alle esigenze delle piante segnalate da una serie di parametri continuamente monitorati, umidità gestita da un sistema di irrigazione a goccia e per nebulizzazione fanno dell'edificio un organismo che reagisce e interagisce con l'ambiente. Proprio la grande facciata trasparente che crea l'effetto visivo di un piano di vetro continuo di circa cento metri vale come esempio di quanta tecnologia vi sia nel progetto: è stata ottenuta con la messa a punto di un nuovo sistema di fissaggio delle lastre, in grado di sopportare carichi di vento superiori ai 400 chili per metro quadrato. Al di là dei considerevoli aspetti tecnici, va sottolineata l'attenzione al contesto paesaggistico: la nuova ala salvaguarda la prospettiva scenica delle basiliche di Santa Giustina a sud e di Sant'Antonio a nord, in una serena e dialogante convivenza fra antico e nuovo.
L'edificio hi- tech che dialoga con la natura
L'Orto botanico di Padova è stato progettato dall'architetto Giorgio Strappazzon dello studio VS associati. Il progetto mira a mostrare la biodiversità vegetale e la sua importanza. La struttura è stata progettata per avere un impatto quasi zero sull'ambiente e si comporta come una grande foglia. L'edificio utilizza tecnologie innovative come l'energia solare e l'effetto serra per riscaldare le masse d'aria. Le finestre si aprono e si chiudono per creare correnti d'aria e tendaggi che schermano o lasciano passare la luce. La grande facciata trasparente è stata ottenuta con un nuovo sistema di fissaggio delle lastre.
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