«UNAvolta si veniva a Torino perché c'era la Fiat. Adesso si viene per la sua cultura, anche culinaria. Aumento di peso a parte. È un piacere passeggiare nella vostra città, bellissimi monumenti, una trasformazione impressionante e rapidissima, da città industriale a meta culturale e turistica». Abdoulla Vassiliou, cipriota, è commissario europeo per l'istruzione, la cultura, il multilinguismo e la gioventù ed è in carica fino a fine ottobre. Di Torino e del Piemonte ha parlato al summit dei ministri della cultura europei. Un intervento ricco di lodi. Commissario, oggi da Venaria ha lanciato un appello ai 28 ministri della cultura di tutta Europa: "fate tutto il possibile per dare alla cultura un ruolo rilevante". Ci spiega perché ritiene che il modello scelto in Piemonte possa essere un esempio da imitare? «La cultura significa crescita economica e posti di lavoro. Credo che ormai non ci siano più dubbi. Ogni investimento in cultura viene assorbito e dopo qualche anno si va in attivo. Il Piemonte è un esempio perché qui ci sono 33 mila imprese culturali e creative, piccole e medie. Una vivacità che si percepisce. Altre Regioni hanno fatto altrettanto bene e questi esempi sono uno stimolo per tutti. Penso alla rivoluzione vissuta in Germania dall'area della Ruhr. Ci hanno messo un sacco di soldi e quello che era un bacino industriale adesso è diventata una capitale culturale e meta turistica. Anche la Città di Torino è stata capace di una trasformazione radicale e ne ho parlato a lungo con Piero Fassino. Il sindaco mi ha detto che sono stati spesi 100 milioni per la cultura lo scorso anno, fra pubblico, privato, fondazioni bancarie. Una cifra importante. La strada è questa, fare sistema, e non rinunciare ad investire perché c'è una crisi». In tempi difficili ha qualche consiglio per recuperare fondi preziosi da investire in cultura? «A tutti i ministri ho ricordato l'enorme potenzialità dei fondi strutturali e chiesto che si facciano portavoce di questa richiesta con i loro governi ora che si stanno decidendo le priorità di spesa dei prossimi sette anni, dal 2014 al 2020. Spero che anche le istituzioni locali insistano su questo punto». Questa è la sua prima volta a Venaria? «Sì, un posto magnifico, sono molto impressionata. E vorrei sottolineare che questo progetto è nato anche grazie a fondi europei ». Dario Franceschini suggeriva ieri di portare in questi spazi non solo grandi opera ma una collezione permanente. Condivide? «Penso che le potenzialità di questo luogo siano enormi. Una collezione è un'idea, ma qui si può fare arte contemporanea, si possono tenere importanti conferenze. Mischiare passato e futuro è importante per sottolineare i legami che esistono in cultura. Come per la nostra prima serata a Torino: un Teatro dalla grande storia come il Carignano dove abbiamo assistito ad uno spettacolo di danza modernissimo. Non conoscevo Venaria, ma a Torino sono già stata, ho visitato il Museo del Cinema e il Museo Egizio. Che rivedrò in questi giorni». Si ferma in città? «Vado a Firenze per un giorno per un convegno ma spero di poter tornare venerdì per visitare il Museo Egizio rinnovato. Questa volta però vorrei fare una visita privata e godermi la vostra città: vino, buon cibo, mostre». Qui a Torino il ministro Dario Franceschini ha parlato di musei aperti la prima domenica del mese. Lei condivide? «In alcuniPaesi europei i musei sono aperti, e gratuiti, una settimana all'anno. Giorni in cui magari i bimbi sono a casa da scuola e le famiglie possono andare tutte insieme a vedere una mostra. Noi lo facciamo già in occasione dei nostri "Cultural heritage days", di solito a settembre. Le scelte possono essere diverse. L'importante è raggiungere l'obiettivo. Ed è allargare il più possibile il pubblico che fruisce della cultura. Tocca ai governi decidere come. Questo è uno dei punti sui cui sta riflettendo la commissione. La cultura spesso è vista come una chance per una élite, per persone abbienti. Noi vogliamo invece che sia accessibile a tutti e che a visitare i musei ci vadano ricchi e poveri».