Niente più passi falsi. Niente più opere destinate a ricevere un no. La nuova versione del progetto del porto turistico deluxe, chiamato Marina di Siracusa, dovrà essere "condiviso" con tutte le parti in causa. È quello che vuole il Comune per poter rendere snello l'iter di approvazione del progetto. È quello che vuole la società Spero che freme per fare partire i lavori. È quello che vuole quel fioraio siracusano che in un solo giorno ha venduto fiori per 2mila euro a un nababbo che voleva colorare il proprio yacth ormeggiato alla Darsena del Porto grande. Allora la conferenza di servizio che si è svolta ieri mattina negli uffici del dipartimento urbanistica del Comune di Siracusa viene considerato «un passo in avanti» dagli addetti ai lavori. Soddisfatti i rappresentanti del Comune, come quelli della Spero. Si è precisato che il progetto che prevede la riqualificazione funzionale del waterfront del Porto grande dovrà considerare i vincoli posti dalla SOPRINTENDENZA e rispettare le pertinenze degli altri enti, a cominciare da quelle demaniali. C'è voglia di ripartire dunque per dare corpo ad un progetto che è destinato porre Siracusa al centro del turismo nautico. «Della conferenza dei servizi - ha detto l'amministratore delegato di Spero, Vittorio Pianese - esprimiamo un giudizio positivo». Perché adesso ci sono linee guida chiare alle quali la società Spero (che prende il nome dalla vecchia fabbrica di via Elorina) dovrà attenersi e perché è stata proprio la società a chiedere la ripartura del tavolo proprio per rimuovere gli ostacoli che hanno congelato il progetto. «Intendiamo redigere un progetto definitivo che superi le limitazioni che lo hanno bloccato in precedenza - ha detto l'avvocato Pianese - e dunque rispetti i dettami nel segno della concertazione, perché il nostro intento è quello di superare l'impasse giuridico-amministrativa in cui si trova il progetto». L'area che ospitava la fabbrica è destinata a diventare un porto turistico con uno scorcio di spiaggia libera dedicata per siracusani e turisti. I vecchi capannoni di via Elorina, che un tempo ospitavano una fabbrica di alimentari, si trasformeranno in un molo turistico con servizi annessi. Cancellata l'idea di realizzazione un'isola artificiale, l'approdo "Marina di Siracusa" nascerà sulla scorta di una variante al progetto che prevede di rinsaldare il legame tra questa zona da anni in degrado con il mare. La società, infatti, ha deciso di accantonare l'ipotesi di realizzare una penisola artificiale a seguito di un lungo confronto con la Regione e dell'ultima riunione nel 2012 durante la quale erano state indicate alcune osservazioni al progetto da parte del Comune e della SOPRINTENDENZA. Una struttura competitiva, cioè dotata di tutti quei servizi in grado di attirare i diportisti, assicurando nel contempo un ritorno economico per gli investitori. «La struttura turistica - dice ancora Pianese - dev'essere aperta anche alla fruizione dei cittadini nell'ambito di un percorso che unisca Ortigia alla Riserva Ciane-Saline per assicurare ciò vi è la possibilità di utilizzare in maniera appropriata l'area dell'ex fabbrica Spero che, pur mantenendo la caratterizzazione di sito industriale, possa consentire di ospitare quella parte di servizi che non verranno più realizzati con i riempimenti a mare». Adesso dunque inizia la "fase2-bis". La società dovrà adeguare il progetto alle limitazioni delle quali si è a lungo discusso negli ultimi 2 anni. Una fase 2 che viene seguita con attenzione da quanti ritengono che Siracusa debba puntare anche sul turismo di elite. «Perché - spiegano gli analisi dei flussi turistici - più sono i settori di riferimento del turismo meno si subisce il controccolpo di una eventuale crisi». 23092014