LUCCA L'ex jutificio Balestrieri di Ponte a Moriano, con il suo carico di storia che rischia di andare perduto è solo una delle tante "cose che non vanno" a Lucca e provincia. Per segnalarcele, vi ricordate che avete uno strumento in più, di facile utilizzo e che consente anche l'inserimento di fotografie. È il nostro servizio "Segnala Lucca", al quale potete collegarvi andando sulla home page della nostra cronaca (www.iltirreno.itlucca). Qui, in pochi passaggi, potrete indicare il luogo della vostra segnalazione e fornire una descrizione del problema, si tratti dell'ambiente trascurato, di degrado urbano o di un manto stradale in pessime condizioni. Potete anche, come accennato, caricare delle foto. Da parte nostra, quando possibile gireremo le segnalazioni agli enti responsabili, cercando di ottenere una risposta e (perché no?) una soluzione in tempi rapidi. LUCCA Il cartello indicatore c'è. Peccato che l'edificio indicato rischi di cadere a pezzi. Per questo Francesco Petrini, da molto tempo attivissimo sulla questione, torna a chiedere interventi urgenti sull'ex jutificio Balestrieri. In particolare, Petrini segnala che uno dei due imponenti torrioni del complesso rischia di crollare. E spiega che questo è stato da lui fatto presente anche alla Soprintendenza, con una lettera della settimana scorsa. Una missiva nella quale Petrini ricorda che il Comune, a fine dello scorso anno, ha installato il cartello indicatore, ma spinge perché «qualcuno si occupi dell'edificio, perché possa essere conosciuto dai nostri nipoti». Petrini segnala anche che, a settembre del 2013, ha già inviato alla Soprintendenza, una "segnalazione di bene culturale di archeologia industriale", insieme alla documentazione della storia dell'ex jutificio. Una storia che data al XIX secolo, ma che in realtà affonda in tempi ben più remoti: la Repubblica Lucchese costruì il Pubblico Condotto da Ponte a Moriano fino all'Ozzeri (passando per la città: via dei Fossi) nel secolo XIV. Quattro secoli dopo un imprenditore genovese, Emanuele Balestreri, inaugurò il primo Jutificio italiano a ciclo di lavorazione completo utilizzando e implementando la forza motrice idraulica fornita dal Condotto, lo seguì Niemack (quello dell'omonima villa in via dei Bacchettoni) che spostò la sua fabbrica di filati Cucirini dalla Città all'Acquacalda, unendosi poi ai Cantoni (Fifc) e infine agli scozzesi Coats (Ccc). Più a nord, al Piaggione, utilizzando direttamente l'acqua del Serchio, il genovese Sciaccaluga dette vita a un Cotonificio e costruì un villaggio operaio. Racconto affascinante e, per molti versi, sconosciuto anche alla gran parte dei lucchesi. Petrini chiede di preservare lo stabilimento per poter continuare a tramandare la sua storia, ma fa anche di più. Da anni, infatti, si batte per temi come il sistema museale, la proposta di riconoscimento di Lucca e delle Sei Miglia quale sito patrimonio dell'Umanità, il progetto per Il Museo della città a Palazzo Guinigi, le segnalazioni di abbandono e degrado del territorio di Ponte a Moriano e dintorni, i rilievi in merito alla governance della cultura (da affidare ad un assessore competente e di "spessore"). Finora però - come ammette amaramente - senza che arrivino risposte o che qualcuno si muova.