CECINA. Dal 1 gennaio al 15 settembre i visitatori dell'archeologico sono stati 2067, mentre gli alunni delle scuole 531, meno della metà di quelli del parco di San Vincenzino: 5862, cui si aggiungono i 315 spettatori dei 4 concerti serali organizzati d'estate con la scuola di musica Sarabanda, e 2298 studenti. Il museo è aperto in primavera (febbraio-maggio) e autunno (dal 15 settembre al 30 novembre) il sabato e la domenica pomeriggio ore 15,30 19, d'estate (giugno-metà settembre) tutti i giorni dalle 17 alle 2020,30. Il biglietto d'ingresso costa 4,50 euro, 6 euro il cumulativo col Parco di San Vincenzino, 10 quello per famiglia. Il museo partecipa alle giornata nazionale delle famiglie al museo il 13 ottobre e alla settimana della cultura dal 9 al 19 ottobre, oltre a tutte le iniziative della Regione Toscana. (f.l.) CECINA Il suo progetto più ambizioso è avvicinare il museo ai cittadini, restituire il patrimonio dell'antichità agli abitanti di oggi. Stefano Genovesi, archeologo quarantenne di Pisa, da primavera è il nuovo curatore del museo archeologico di Villa Guerrazzi, che comprende anche la gestione del Parco di San Vincenzino. É subentrato a Fabrizio Burchianti, sindaco di Casale Marittimo, passato alla direzione del museo Guarnacci di Volterra. Stefano Genovesi collabora con l'Università di Pisa, ha partecipato da metà anni Novanta agli scavi di San Vincenzino e San Gaetano, e attualmente è impegnato a Polulonia. É stato nominato dalla gestione congiunta della due strutture che fa capo alle cooperative Il Cosmo, Capitolium e Itinera, in accordo col Comune. Il suo obiettivo è tentare di rendere familiare ai cecinesi un museo poco conosciuto. Il museo archeologico è di proprietà del Comune e gestito dall'associazione temporanea d'intesa composta da Il Cosmo, Capitolium e Itinera. É la struttura culturalmente più rilevante della Cinquantina. Posto al primo piano di Villa Guerrazzi, ha un percorso di dodici sale con esposti alcune centinai di reperti dalla preistoria alle soglie del Medioevo. Quale è il valore del museo archeologico? «É un museo del territorio, che contiene reperti della bassa val di Cecina, da Donoratico e Castagneto a Casale, Guardistallo e Montescudaio, dalla preistoria al Medioevo. Racconta la storia di questa parte di costa, che ha sempre messo in contatto Volterra col resto del mondo. Ci sono anfore da Pompei e Napoli, da Brindisi, dalla Catalogna, un lingotto di piombo dalla Spagna, mentre a San Vincenzino ci sono contenitori per alimenti da Gaza, dalla Turchia e dalla Tunisia». Questi reperti sono esposti? «Si trovano nei magazzini, che ne contengono alcune migliaia. Da alcuni anni la Soprintendenza ha voluto catalogare tutti i reperti delle due strutture, abbiamo finito e conosciamo con più precisione il patrimonio. Questo ci permette di studiare materiale inedito che stiamo presentando in conferenze pubbliche, riscoprendo pagine di storia locale». Per esempio? «Dalla Mazzanta a Sud si produceva vino, c'erano fornaci per le anfore alimentari che spedivano derrate ovunque. Il nostro vino arrivava fino al Reno, per le guarnigioni romane stanziate ai confini dell'impero. Poi dal secondo secolo dopo Cristo si misero a produrlo in proprio sul posto, un po' come succede oggi». Come farà a valorizzare il patrimonio? «Rendendolo più accessibile, per esempio stiamo riscrivendo le didascalie dei pezzi esposti e le traduciamo in inglese. Presto allestiremo il sito web del museo. La collezione deve crescere e cambiare a rotazione. Per farlo conoscere lavoriamo molto con le scuole, dovremo invece stimolare il mondo degli adulti». Ha qualche idea? «Cercheremo di coinvolgere la Soprintendenza in un rilancio del museo. D'estate è aperto di più e frequentato da turisti, mentre d'inverno rischia di andare in letargo. Vorremmo perciò farlo conoscere ai cecinesi con incontri a tema. Il museo è specchio della storia del territorio, si tratta di tirare fuori queste pagine di storia e di potenziarne il racconto perché i cittadini lo sentano proprio». Federica Lessi