CABRAS Doveva restare un segreto. Almeno per il tempo necessario a coordinare i lavori di scavo. E invece la notizia di dieci tombe a pozzetto rinvenute a Mont' e Prama ha infranto il muro eretto dagli archeologi, fino a incuriosire qualche tombarolo che, durante il fine settimana, ha violato in tutta tranquillità una delle sepolture datate intorno all'ottavo secolo avanti Cristo. Un lavoro certosino compiuto da un gruppo di tombaroli esperti che, prima di iniziare lo scavo, hanno spostato una lastra di calcare pesante più di un quintale. Il lavoro dei ladri è proseguito per il tempo necessario a ispezionare la sepoltura, larga circa settanta centimetri e profonda meno di novanta, e a ricoprila una volta terminata l'analisi. Come se niente fosse successo. Un dettaglio ha però tradito i tombaroli: la lastra non era nella stessa posizione in cui era stata lasciata dagli archeologi. I ladri hanno scavato la tomba a colpi di piccone e prima di andarsene hanno cercato di rimettere tutto a posto. Quando, nella tarda mattinata, il responsabile del cantiere, Alessandro Usai, della Soprintendenza archeologica, e l'archeologo Raimondo Zucca, dell'Università di Sassari, hanno riaperto il sepolcro hanno trovato solo i resti, ridotti in mille frammenti, di uno scheletro, e poco altro. «Non possiamo dire se l'hanno distrutto i tombaroli stanotte o se era così da chissà quanti secoli. Del resto, la gran parte delle tombe scavate negli anni Settanta era priva di corredo funerario. Quindi può anche darsi che i ladri, oltre lo scheletro, non abbiano trovato nient'altro», hanno spiegato Usai e Zucca. La violazione della tomba è stata subito denunciata ai carabinieri di Cabras, che hanno già avviato le indagini per cercare di identificare i responsabili. Sul luogo sono intervenuti anche i militari del Nucleo per la tutela dei beni culturali di Sassari. «Purtroppo non possiamo chiudere lo scavo dentro una scatola d'acciaio ha aggiunto Usai . La spesa per un controllo costante sarebbe difficile da sopportare, anche se, dopo questi fatti, qualcuno vigilerà lo scavo anche durante la notte». Zucca ha detto che sarà lui a pagare di tasca il servizio di guardiania notturna all'area degli scavi sino a quando non sarà trovata una soluzione al problema della sicurezza. «Ho dato come garanzia la mia carta di credito ad un'agenzia di vigilanza di Oristano», ha spiegato l'archeologo. L'area di Mont'e Prama è a ridosso della strada provinciale che porta dalla marina di Cabras verso quella di San Vero Milis. E proprio questa vicinanza nelle settimane scorse ha favorito l'intrusione di curiosi e turisti che, quando l'area degli scavi non era presidiata, indisturbati e non curanti, hanno girovagato all'interno. Del resto, ben poca cosa si poteva pensare di fare con la recinzione utilizzata nel compendio, sotto la giurisdizione della Sovrintendenza di Cagliari. Sovrintendenza che, sinora, non è riuscita a garantire un servizio di controllo efficace. Sul caso c'è da registrare anche un intervento dell'assessore alla Cultura, Claudia Firino, che in una nota diffusa in serata dall'ufficio stampa della giunta regionale ha dichiarato: «Sono pienamente consapevole del problema della vigilanza del sito archeologico di Mont'e Prama, ma più in generale di tutti i siti archeologici, che negli anni sono stati depredati dai tombaroli. Per garantire la sicurezza necessaria abbiamo già attivato uno studio mirante a una soluzione che non sia solo di risposta all'emergenza ma che, in tempi brevi, crei un sistema organico ed efficiente di protezione e vigilanza dell'intero patrimonio archeologico della Sardegna».