ANNUNCIATE alla vigilia dell'entrata in vigore della riforma dei beni culturali firmata dal ministro Dario Franceschini, di cui in qualche modo anticipano gli effetti, le dimissioni di Cristina Acidini segnano la fine di un'epoca. Quella della super soprintendenza ai musei statali fiorentini istituita nel 2001 e dal 2003 dotata di autonomia finanziaria. Un organo, guidato da Antonio Paolucci fino al 2006, e poi dalla stessa Acidini, nei confronti del quale Matteo Renzi, nelle vesti prima di sindaco, oggi di capo del governo, non ha mai nascosto peraltro strenuamente sostenuto dal suo entourage la propria insofferenza. Nel 2011 a lanciare la bomba, definendo «vecchie zie» alcune delle figure chiave del Polo museale l'allora direttrice della Galleria di arte moderna di Palazzo Pitti Annamaria Giusti e quella della Galleria dell'Accademia Franca Falletti fu l'assessore alla cultura della giunta Renzi Giuliano Da Empoli, che alle due non perdonava l'essersi schierate contro l'accordo stipulato tra Palazzo Vecchio e Palazzo Chigi che destinava il 20 degli introiti dei musei statali nelle casse del Comune. Ma prima ancora, nel 2009, c'era stato l'attacco alla pubblicità delle forchette Esselunga sui ponteggi del Ponte Vecchio, che la soprintendenza fu poi costretta a rimuovere. Ancora, l'anno successivo, l'ordinanza che intimava sempre alla soprintendenza di pulire i graffiti sul muro dell'Accademia entro dieci giorni, e la diatriba con l'allora ministro Bondi sullaproprietàdelDavid. Dulcis in fundo, sempre nel 2011, la polemica contro le opere di Rabarama esposte in piazza Pitti e ancora una volta, indirettamente, contro le soprintendenze colpevoli di aver concesso quello spazio. Prese di posizioni non certo mitigate una volta assunta da Renzi la leadership di governo, col premier che non perde occasione per rimproverare alle stesse soprintendenze una gestione del patrimonio artistico immobile e passatista. Un assunto alla base della stessa riforma Franceschini, tutta incentrata sul concetto di valorizzazione in opposizione a quello di tutela, quest'ultimo fondamento del concetto stesso di soprintendenza. Una riorganizzazione già definita da qualcuno «decreto ammazza direttori » che dovrebbe rispondere proprio all'esigenza di dotare di maggior dinamismo e produttività un sistema troppo spesso ancorato, a detta di molti, a schemi del passato. Di certo c'è che chiunque succederà ad Acidini si troverà di fronte un sistema fiorentino già monco, vista la decisione di dotare di autonomia amministrativa, facendoli diventare «uffici dirigenziali», i tre principali musei che ne fanno parte: gli Uffizi, l'Accademia e il Bargello, destinati ad essere guidati da un "supermanager" da selezionare, come recitano le linee guida della riforma, «tramite selezione pubblica tra interni o esterni all'amministrazione anche stranieri». Bargello e Accademia hanno da poco cambiato direttore: il primo qualche settimana fa, con la successione a Letizia Paolozzi Strozzi dell'ex vicedirettrice Ilaria Ciseri; la seconda nel febbraio 2013, quando Falletti lasciò il posto ad Angelo Tartuferi. Soprattutto, resta nell'incertezza il destino di un altro ruolo chiave, quello di direttore degli Uffizi, il più frequentato museo italiano con oltre 1 milione e 800 mila visitatori all'anno. Chi assumerà le sue redini dovrà sottoporsi a una selezione per dirigente di prima fascia (diversamente da Accademia e Bargello, che richiedono una seconda fascia). Sulle proprie intenzioni l'attuale direttore, Antonio Natali, rimane nel vago, ma una ricandidatura sembra improbabile: «Non ho intenzione di sottopormi a esami, l'ultimo l'ho fatto nel 2006 per diventare professore ordinario ma alla fine ho preferito restare nel museo. Se ci sarà un concorso per titoli, vedremo. Ma certo è che, agli Uffizi, non farò mai il vice di nessuno, nemmeno se dovesse resuscitare Roberto Longhi». Tra le critiche che sono state mosse, nel corso degli anni, al sistema Paolucci-Acidini, c'è anche una politica di prestiti giudicata da una parte del mondo dell'arte eccessivamente disinibita. Nell'occhio del ciclone finirono l'invio a Tokyo, nel 2007, dell'Annunciazione di Leonardo e, l'anno successivo, della Venere di Ur-bino di Tiziano (in questo caso il prestito servì a finanziare il restauro della Battaglia di San Romano di Paolo Uccello). Querelle più recente quella legata al dipinto murale con l'Annun-ciazione di San Martino alla Scala diBotticelli, che un anno fa partì per Gerusalemme per rimanervi quattro mesi, nonostante un iniziale stop dovuto ai rischi per la situazione geopolitica in Medio Oriente.
FIRENZE - Dopo 13 anni tramonta un'epoca inizia la corsa per occupare la direzione degli Uffizi
La soprintendenza ai musei statali fiorentini, guidata da Cristina Acidini, sta per finire. La riforma dei beni culturali firmata dal ministro Dario Franceschini anticipa gli effetti della riforma. La soprintendenza è stata criticata per la sua gestione del patrimonio artistico immobile e passatista. La riforma prevede la creazione di un "supermanager" per guidare i tre principali musei di Firenze: Uffizi, Accademia e Bargello. Il destino del direttore degli Uffizi rimane incerto, ma una ricandidatura sembra improbabile per Antonio Natali. La soprintendenza è stata anche criticata per la sua politica di prestiti, considerata eccessivamente disinibita.
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