QUATTORDICI anni fa il professor Antonio Paolucci si definì «il movimentatore massimo di opere d'arte». Era convinto che Firenze, «il più grande serbatoio d'arte nel mondo », le dovesse prestare per farle conoscere a tutti i popoli della terra. Da allora il polo museale fiorentino è sempre stato generoso e ha inviato capolavori in tutto il mondo, sollevando polemiche vivissime. L'inchiesta che ora lo ha coinvolto, insieme con la sua allieva Cristina Acidini che gli è succeduta al vertice della Soprintendenza al Polo Museale Fiorentino, nasce da questa scelta, per così dire, internazionalista. Nell'autunno 2006, pochi giorni prima di lasciare il polo museale fiorentino, il professor Paolucci firmò un accordo con Axa-art per la copertura assicurativa delle opere d'arte date in prestito all'estero. L'accordo prevedeva un bonus sulla polizza, ha spiegato ieri il professore. Sull'ammontare del premio assicurativo, Axa praticava una sorta di sconto che veniva utilizzato per le «spese minute » dalla segreteria della Soprintendenza. Il professore spiega che era un accordo sperimentale, stipulato senza gara, e che si trattava di cifre modeste, al di sotto della soglia che impone di bandire una gara. Non sa come sia stato in seguito gestito. Mercoledì scorso il pm Luigi Bocciolini ha inviato la Guardia di Finanza ad eseguire diverse perquisizioni. L'ipotesi della procura è che la compagnia di assicurazioni sia stata favorita dalla Soprintendenza, perché la normativa europea impone l'obbligo di fare una gara per importi superiori a una certa cifra (si parla di 50 mila euro). In questi anni gli importi sarebbero stati surrettiziamente frazionati, in modo da continuare ad affidare direttamente ad Axa l'incarico di assicurare i trasporti delle opere prestate per mostre ed esposizioni. Gli indagati per il reato di abuso d'ufficio sono quattro: oltre all'ex soprintendente ed ex ministro Antonio Paolucci e alla soprintendente Cristina Acidini, vi è il suo segretario Marco Fossi e l'assicuratore. Sotto la guida di Paolucci e di Cristina Acidini, i musei fiorentini hanno prestato decine di opere in tutto il mondo. Le più note sono l'Annunciazione di Leonardo da Vinci, che è stata esposta nel 2007 al Museo nazionale di Tokyo, la Velata di Raffaello, che nel 2010 ha fatto un tour in diversi musei americani, i dipinti e gli affreschi staccati mandati nel 2012 in Cina per la mostra "Rinascimento a Firenze": fra questi due degli "Uomini illustri" di Andrea del Castagno e l'Annunciazione di Botticelli di recente spedita in Israele. In Cina fu inviata anche la statua del cosiddetto David- Apollo di Michelangelo conservata al Bargello. Fortissime le polemiche, altrettanto cospicui i costi assicurativi per opere tanto importanti e tanto numerose. L'avvocato Nino D'Avirro spiega in una nota che la dottoressa Acidini si dichiara estranea alle contestazioni che le sono state mosse, «sottolineando da un lato il comportamento trasparente e documentalmente verificabile della Soprintendenza, e dall'altro il fatto che nessun vantaggio è derivato né a lei stessa né agli altri indagati, che hanno agito nell'esclusivo interesse pubblico per scopi istituzionali». Cristina Acidini è stata raggiunta anche da una indagine della procura regionale della Corte dei conti. Alcune settimane fa le è stato notificato un atto di citazione in cui le viene contestata la concessione a titolo gratuito del Parco delle Colonne nel Giardino di Boboli per la esecuzione di concerti di musica classica e di rappresentazioni operistiche. Secondo la ricostruzione della Guardia di Finanza si sarebbe dovuto stabilire un canone di locazione, perché la legge prevede la gratuità dei luoghi d'arte solo in caso di valorizzazione delle opere concesse a titolo gratuito: per esempio se il concessionario si accolla le spese di restauro. Il che, secondo le accuse, in questo caso non è accaduto. I concerti si sono tenuti a Boboli per diversi anni, per cui la Guardia di Finanza ha calcolato un danno erariale per mancati introiti fra i 200 e i 300 mila euro. I concerti sono stati organizzati dalla Associazione culturale Multipromo. Negli anni Novanta Multipromo ha gestito il Festival Pucciniano di Torre del Lago, in seguito anche l'Estate Fiesolana. Dal '98 è stata sostenuta dal Ministero dei beni culturali. Nel 2004 ha ideato Opera Festival, attiva nella produzione di spettacoli dal vivo ed eventi in genere, organizzati in quattro diverse sedi di straordinaria suggestione: l'Abbazia di San Galgano a Chiusdino (Siena), la Villa Medicea di Cafaggiolo a Barberino di Mugello, piazza Varchi a Montevarchi e soprattutto il Giardino di Boboli. Qui sono allestite grandi opere come la Bohème di Giacomo Puccini, la Traviata di Giuseppe Verdi, il Barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossini. E poi i Carmina Burana di Carl Orff, il Bolero di Maurice Ravel, e serate più «leggere», con Fiorella Mannoia e le musiche da film suonate dall'Orchestra da Camera Fiorentina. Multipromo spiega il suo ideatore, Massimiliano Vivoli, che non sa niente dell'inchiesta della Corte dei conti vinse un bando e ha organizzato concerti dal 2005 al 2011. «Noi pagavamo tutti i servizi straordinari, guardiania, pulizia, costi vivi». Vivoli sostiene che un conto è mettere a disposizione i luoghi d'arte ad aziende come la Ferrari, un altro è offrirli per la promozione della cultura e la realizzazione di spettacoli che danno lavoro a centinaia di persone.