NEL 1800, gli esperti d'arte conoscevano bene Ruvo di Puglia. Tanto che i collezionisti si contendevano i reperti archeologici di cui quel luogo era ricco, e che ora fanno bella mostra di sé nei musei internazionali. "Rubi antiqua" è un progetto che intende rintracciare le dinamiche del collezionismo che nel XIX secolo ha unito Ruvo a Parigi: un'idea della ricercatrice Daniela Ventrelli, che ora si è allargata a diventare un lavoro internazionale che coinvolge un team di esperti, non solo italiani, i musei del Louvre e del Petit Palais, gli archeologici di Napoli e lo Jatta di Ruvo, la soprintendenza archeologica della Puglia, le università di Bari e Milano. Partendo proprio dalla collezione Jatta e dagli archivi privati e pubblici, si sta ricostruendo un percorso che scomoda altri intellettuali e collezionisti come i Caputi e i Lagioia, fino ad arrivare al duc de Blacas, Edme Antoine Durand (personaggio eccentrico, che si impegnò anche affinché l'imperatrice Josephine Bonaparte coltivasse la sua passione per l'archeologia) e Joseph Tôchon. "C'era una forte competizione intellettuale a Ruvo, e lo stesso fenomeno si ritrova in Francia, che conosceva bene la città pugliese dice Ventrelli i tanti reperti importanti arrivavano via Napoli, e anche emissari di San Pietroburgo erano interessati alle antichità peucezie". All'estero, Ruvo aveva la stessa valenza che prima avevano avuto Pompei ed Ercolano. I risultati della ricerca saranno presentati in convegni e una mostra a Parigi l'idea è di portarla a Ruvo o a Bari, la direttrice del castello svevo Annamaria Lorusso ha dato la disponibilità degli spazi, soprattutto dopo il restauro un database dove chiunque potrà ricostruire vicende e biografie dei collezionisti, una pubblicazione scientifica e un documentario.
Da Napoli a Parigi parte la ricerca dei tesori perduti di "Rubi antiqua"
Il progetto "Rubi antiqua" è un'inchiesta sulla dinamica del collezionismo nel XIX secolo a Ruvo di Puglia. La ricercatrice Daniela Ventrelli ha iniziato a studiare la collezione Jatta e gli archivi privati e pubblici per ricostruire il percorso di collezionisti come i Caputi e i Lagioia, fino ad arrivare al duc de Blacas e Joseph Tôchon. La ricerca ha coinvolto un team di esperti internazionali e ha portato a scoperte interessanti sulla competizione intellettuale a Ruvo e sulla sua valenza come luogo di scavo archeologico. I risultati saranno presentati in convegni e una mostra a Parigi, e saranno anche pubblicati in un database e in una pubblicazione scientifica.
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