«La cultura non è una merce come le altre: il libro non è un cetriolo. Non possiamo accettare che l'Unione europea porti avanti, anche per il libro, la medesima politica delle altre merci. Non tutti sono d'accordo, ma noi siamo convinti che occorra lavorare per una politica comunitaria della cultura, anche per rispondere all'americanizzazione dei segmenti dell'arte, del libro, la tv, il cinema. Bisogna creare un mercato comune interno, che necessiterebbe ad esempio di sistemi librali in rete, di strumenti di contrasto alla pirateria informatica, e di programmi specifici per sviluppare il doppiaggio e la traduzione». Sono parole del ministro dei Beni culturali, Rocco Buttiglione, che ieri ha visitato la Fiera del Libro intrecciando i suoi percorsi tra i padiglioni a quelli di un altro big della politica, il presidente del Senato Marcello Pera, anch'egli al Lingotto nel pomeriggio. Buttiglione ha innanzitutto chiarito la sua assenza all'inaugurazione della manifestazione, a suo tempo stigmatizzata dagli organizzatori. Rolando Picchioni s'affretta a «un atto di penitenza verso il ministro: abbiamo forse usato qualche intemperanza nei suoi riguardi». E il filosofo spiega che «C'è stata un'incomprensione. A Torino sarei venuto in ogni caso; ma questa non è città che debba dubitare di se stessa e della propria forza, né può farlo sulla propria grandezza la Fiera». Incidente chiuso, elogi alla kermesse, poi la promessa di tentare d'accelerare la legge per il libro, e l'impegno «per l'ingresso del governo nella Fondazione che organizza la Fiera, del Libro, sulla scorta dell'esempio virtuoso del Museo Egizio: è la strada giusta per la valorizzazione e la fruibilità dei beni culturali». Annuncia quindi «una legge sull'archeologia preventiva: in Italia ovunque si scavi emerge un reperto archeologico. Gli amministratori debbono sapere cosa troveranno nel sottosuolo prima di avviare ogni cantiere». Poi il ministro si tuffa negli stand, mentre s'affaccia al Lingotto Marcello Pera. Il presidente del Senato si mescola subito ai visitatori tra i padiglioni. Mentre ammira il modellino della nuova biblioteca civica nello stand del Comune, incrocia il ministro Buttiglione. C'è tempo per un rapido saluto, poi le strade dei due politici si separano. Pera si sofferma da Mondadori, dove il direttore editoriale Antonio Riccardi gli mostra la pila di copie del suo Senza radici. In una breve sosta da Einaudi, Ernesto Ferrero gli parla del «miracolo di san Lingotto: ci descrivono sempre come un paese di serie B per la lettura, invece qui migliaia di persone vengono ad ascoltare gli autori e a fare incetta di libri». Dallo Spazio ragazzi allo stand del Mulino, e di qui alla Rai, dove a Marcello Pera donano Il mulattiere dell'apocalisse di Vincenzo Pardini, cui è particolarmente interessato. S'imbatte nuovamente nel ministro, che ha appena visitato l'area del Centro Studi Piero Gobetti: «ci sono i libri e le carte di Bobbio, il mio maestro». I due si accomiatano definitivamente. Il ministro si sofferma nella grande area della Cei, visita lo spazio del ministero per i Beni culturali e di Jaca Book, che aveva editato il suo Il pensiero di Karol Wojtyla; poi è da Mondadori, e infine negli spazi dei canali satellitari, dove assicura collaborazione a History Channel e al National Geographic, «che guardo sempre». Per Buttiglione è ora di intervenire al convegno su Tocqueville organizzato dal Centro Pannunzio, mentre la seconda carica dello Stato approda allo stand del Senato. «Siamo anche noi - spiega Pera - una casa editrice. In questa legislatura, il Senato ha pubblicato ben 169 testi». Ricorda che la Fiera «è un appuntamento annuale sempre più importante», e rivela che «sto studiando una raccolta di interventi di Benedetto XVI, che saranno ripubblicati con una mia introduzione». Nell'ultimo giorno di Fiera dedicata al sogno, a chi gli domanda quali siano i suoi, di sogni, sorride: «Non sogno mai. Se mi capita, si tratta di incubi».