E' un monumento allo spreco, uno dei più significativi esempi della Sicilia delle grandi incompiute e dei sogni che diventano sempre più miraggi. La diga Pietrarossa è un gigante di cemento che si trova tra i territori di Ramacca, Aidone e Mineo, una metafora delle grandi contraddizioni isolane. La necessità del suo completamento è, insieme a rivendicazioni per l'espletamento di un maggior numero di giornate da parte dei 41 operai stagionali (in particolare gli 11 "cinquantunisti), al centro della giornata di sciopero dei lavoratori del Consorzio di bonifica di Caltagirone, indetta da Flai - Cgil, Fai - Cisl e Uisba - Uil per martedì 23 settembre: appuntamento alle 10, nel centro di servizio di Rocchicella, con un'assemblea aperta alla partecipazione di deputati nazionali e regionali, dei sindaci dei centri del comprensorio e dei rappresentanti delle associazioni degli agricoltori. Cominciato negli anni '80, l'invaso di Pietrarossa è costato sin qui la "bellezza" di 138 miliardi delle vecchie lire e risulta costruito per un buon 95 per cento. I lavori subirono un brusco stop prima nel 1993 e poi, definitivamente, nel 1997, dopo il ritrovamento di un sito ARCHEOLOGICO (una fattoria di età protoimperiale). Per completare la diga, che nel frattempo è stata pure interessata da alcune frane, ci vogliono oltre due anni e altri 30 milioni di euro. La capienza totale sarebbe di 35 milioni di metri cubi d'acqua, mentre il volume medio annuo si aggirerebbe intorno ai 16 milioni di metri cubi. M. M. 20092014