SEMBRA incredibile, ma anche un memoriale e che memoriale: quello dello sterminio dei deportati italiani ad Auschwitz può essere sfrattato. Ignare dell'importanza simbolica della grande installazione interna al Blocco 21, concepita da alcuni dei più grandi nomi della cultura italiana apposta per quel luogo saturo di ricordi terribili, le autorità polacche hanno fatto prevalere il criterio dell'uniformità espositiva. L'ex campo di sterminio è diventato un Museo, e tutti i padiglioni, l'italiano compreso, devono adeguarsi. A niente è contato che progettisti del calibro di Gian Luigi Banfi (morto a Gusen), Lodovico di Belgiojoso (anche lui ex deportato), Enrico Peressutti, Ernesto Nathan Rogers, (lo studio Bbpr, autore, fra l'altro, della Torre Velasca di Milano), con la collaborazione di Primo Levi (autore di un testo), Luigi Nono (che concesse il brano musicale "Ricordati di cosa ti fatto ad Auschwitz"), e del pittore siciliano Pupino Samonà, avessero ben chiarito il senso dell'opera: uno "spazio unitario ossessivo", come lo definì Belgiojoso, dentro cui il visitatore compie il suo percorso in una "atmosfera da incubo, l'incubo del deportato straziato tra la quasi certezza della morte e la tenue speranza della sopravvivenza". La scelta dell'Italia, insomma, non era stata casuale, e così l'avevano spiegata anche Primo Levi e il presidente dell'Aned Gianfranco Maris: rinunciare alla didattica munaugurazione seale, per far rendere il senso "di una grande e indimenticabile tragedia" più che "alle immagini e ai testi", all'arte, "attraverso fantasia e sentimenti". Dopo l'ok dei polacchi, nel '71, l'Aned, cui si deve l'idea, avvia una raccolta di fondi che coinvolge l'Italia intera, Comuni, Comunità ebraiche, imprenditori, banche, associazioni, semplici cittadini. Lo Stato italiano si fa garante dell'opera con il Museo di Auschwitz, che considera i padiglioni espressione ufficiale dei singoli stati. Il progetto dello studio Bbpr è del '75, l'anno del Blocco 21 è del 1980, e fa subito scalpore per l'originalità: la spirale, dentro cui il visitatore cammina per 300 metri, struttura di tubi innocenti fasciati da strisce di tela dipinte di colori sgargianti che vanno dal grigio al nero, al rosso, al giallo, a indicare le diverse epoche storiche (il fascismo, lo sterminio, la Resistenza, la liberazione), non rende onore solo alla deportazione ebraica, ma ricorda anche, come Levi spiegò, "la storia delle tirannidi fasciste in Europa", cioè il contesto storico che la rese possibile. Quando, però, dopo l'89, cominciò ad Auschwitz il rinnovo di molti padiglioni, anche in Italia si aprì il dibattito: focalizzare l'opera sulla Shoah, e puntare su un'esposizione museale classica, o confermare, come sostenne l'Aned, il valore universale del "linguaggio dell'arte"? Poco dopo, sarà il Museo a imporre l'aut aut: o l'Italia si adegua alla logica del museo, o se ne va. Non vuole? Ci penseremo noi. Il primo avviso è del 2007, lo sfratto arriva all'Aned (proprietaria del memoriale) nel 2011, nel 2012 il Blocco 21 viene chiuso al pubblico. Si mobilitano intellettuali e mondo della cultura, Dario Fo organizza una manifestazione a Milano, l'Accademia di Brera un viaggio ad Auschwitz dei suoi allievi per un sommario restauro dell'opera, sempre più sciupata. Ma i governi italiani si muovono con timidezza, c'è il rischio di una crisi diplomatica con la Polonia. Si profila l'ipotesi di un trasferimento a Fossoli, ma non se ne fa di nulla. Il Consiglio superiore per i beni culturali sostiene che l'opera deve restare ad Auschwitz così com'è, nel 2013 il governo Monti promette un tavolo tecnico ma poi cade, il governo Letta non si esprime, nel 2014 Brera promuove una petizione all'Unesco. E siamo all'oggi, con l'ultimatum che scade il 30 novembre prossimo, e il governo Renzi, con il ministro Franceschini, che sembra finalmente aver còlto l'importanza della vicenda. Mentre, di fronte all'intransigenza polacca, si fa strada l'idea di portare l'opera in Italia, a quanto sembra in Toscana. I fondi ci sono (vedi articolo sopra). E per il Blocco 21 si penserà a un nuovo museo.