Nel settembre 2000 avevo deciso di edificare un museo d'arte contemporanea sull'isola Seguin, nella Senna, alla periferia di Parigi, dove avevano sede i vecchi stabilimenti della Renault. Sognavo un luogo dove si colmasse la distanza che troppo spesso ci separa dall'arte del nostro tempo, dove avrei potuto finalmente mostrare al pubblico una collezione che sto mettendo insieme da più di trent'anni. II mio obiettivo era quello d'inaugurare questo museo entro il 2005. Sapevo di lanciarmi in un'impresa esaltante ma difficile. Un'impresa unica per la sua ambizione e per il suo scopo. E questo museo dedicato all'arte contemporanea non sarebbe stato in concorrenza con quelli pubblici, in Francia, anzi, ne sarebbe stato un complemento. Unico anche per il suo inserimento in un'operazione di ristrutturazione urbanistica che sarebbe stata un esempio: il museo avrebbe fatto rivivere il sito delle ex fabbriche Renault, un'operazione ambiziosa che avrebbe unito due volontà, la mia e quella della città di Boulogne-Billancourt che avrebbe così risanato cinquanta ettari in disuso dal 1989. Era un progetto che mi riempiva d'orgoglio, e mi ci sono dedicato con entusiasmo. Dopo aver siglato un accordo di massima col Municipio, nel gennaio 2001 lanciai un concorso internazionale d'architettura alla fine del quale scelsi il progetto del giapponese Tadao Ando. Per la costruzione mi affidai a una squadra di noti e validi professionisti. Firmai con la Renault i preliminari per l'acquisto del terreno che mi serviva. E tutto iniziò a procedere a ritmo sostenuto. Poco alla volta vedevo apparire sulla carta l'edificio dei miei sogni, e mi prefissavo la scadenza del 2007 per realizzarlo. Ahimè, ero troppo ottimista... Ho dovuto prendere atto dei continui ritardi amministrativi, e alla fine ho dovuto rinunciare a posare la prima pietra il 21 marzo 2005, come avrei voluto. Il piano di sistemazione dell'intera isola Seguin, con l'abbattimento dei vecchi stabilimenti Renault, andava a rilento, dall'amministrazione pubblica ricevevo solo risposte vaghe. E non potevo certo mandare avanti un progetto da 150 milioni di euro per poi vederlo circondato da un enorme, perenne cantiere. Se tutto fosse andato bene avrei potuto inaugurare il mio museo nel 2010. Una scadenza comunque incerta, e troppo lontana. I tempi di un progetto culturale privato non possono essere quelli di uno pubblico. Il tempo di un imprenditore è quello della sua esistenza, della sua età, dell'impazienza nel concretizzare il suo sogno; le scadenze dell'amministrazione pubblica sono invece dettate dalle procedure, dalle inerzie, dagli anni di ritardo. Non voglio fare il processo a nessuno ma devo constatare che non ho più la pazienza di perseverare in questo progetto, e di offrire alla Francia il museo di Ando. Ci ho rinunciato. Con ancor più tristezza visto che molti talenti vi si erano impegnati su mia richiesta. Ma non ho voglia di arrendermi, e il mio desiderio di far apprezzare al pubblico le opere che ho raccolto resta intatto. Per questo voglio approfittare della formidabile occasione che è, a Venezia, la disponibilità di Palazzo Grassi, che ho recentemente acquistato. In quello straordinario incrocio di cultura che è Venezia l'istituzione di Palazzo Grassi ha acquisito negli anni una grande reputazione, grazie alle iniziative sostenute dal mio amico Giovanni Agnelli. E di quest'eredità che voglio assumermi la responsabilità. Entro l'anno organizzerò una prima serie di esposizioni dedicate all'arte contemporanea e del XX Secolo. Grazie all'appoggio del Comune e dei sindaci Paolo Costa e Massimo Cacciari cercherò di dare nuovo impulso a questa prestigiosa istituzione. La possibilità che mi viene concessa - aggiungere una nuova ala per raddoppiare lo spazio espositivo - sarà sfruttata subito, i lavori inizieranno ben presto. Sarà una prima tappa. Dopo Venezia mi piacerebbe poter coinvolgere altre città, in Europa e spero in Francia, in modo da costituire una rete espositiva internazionale nella quale far circolare le opere, le proposte, le idee. Contrariamente al fallito progetto dell'isola Seguin - annegato nelle incertezze, nelle lungaggini, nelle pesantezze burocratiche - a Venezia voglio realizzare pienamente il desiderio di far presto, e di aprire la mia collezione al maggior numero possibile di visitatori. Sto facendo anch'io la scelta che l'Arte ha fatto da lungo tempo: la scelta dell'universalità, la scelta dell'Europa. Venezia non è né il rifugio di una passione delusa né un ripiego. È - nella migliore tradizione di questa splendida città - un punto di partenza, e la speranza di numerose altre avventure.