«Le Apuane rappresentano l'identità storica della Versilia. Guai a toccarle, a limitare l'attività dei cavatori», dice Philippe Daverio, 65 anni, storico dell'arte, docente universitario, autore e conduttore televisivo. Si dichiara un amante della Toscana, lui nato in Francia da padre italiano e madre alsaziana, ed è anche per questo, spiega, che ha deciso di scendere in campo contro il Pit dell'assessora Anna Marson. Sms: «Quando posso chiamarla?», gli scrivo. Lui: «Ora». L'ora di Daverio è un pomeriggio piovoso, sta andando a Venezia alla finale del premio Campiello. Ecco, Venezia. Anche la Marson è veneta. «Appunto, come può capire una veneta la Toscana? Il Veneto è la regione che ha compiuto i maggiori crimini contro il paesaggio. Hanno piazzato le loro fabbrichette davanti le ville dei conti come ghigliottine...». Ma è anche urbanista, insegna all'università. «La Marson la conosco bene: è una bravissima urbanista. Il paesaggio però è un'altra cosa, è fatto di identità storica ed è il prodotto del lavoro dell'uomo». Scontenti, oltre ai cavatori, anche i viticoltori. Tutti ostili al piano del paesaggio della Regione. «Hanno ragione. Come si può dire che i vigneti deturpano il paesaggio? La bellezza della Toscana è conseguenza del lavoro umano. Tra 8mila anni non ci sarà più il Colosseo, ad esempio. Ma il bello, finché ci sarà l'umanità, continuerà ad esistere». Gli ambientalisti forse hanno qualcosa da obiettare. «Io sono ecologista, ma l'ecologia è materia difficile, ad oggi non è stata elaborata una teoria plausibile». Torniamo al Pit. L'idea di fondo: no alle monocolture. Qui tutta vite, qua tutti fiori. Che ne dice? «Che è un'idea cervellotica». Ma dovranno esserci pur dei criteri e delle regole per tutelare il paesaggio? «La tutela non è conservazione. Il lavoro dell'uomo può rendere più bello un paesaggio. Prenda l'affresco del Buongoverno di Lorenzetti a Siena. Si vede una città bella perché disubbidisce alle leggi dell'urbanistica. Con le norme urbanistiche di oggi quella città sarebbe impossibile, vietata. Vuole un altro esempio?». Prego. «San Vincenzo». Bruttissima per Salvatore Settis, ad esempio. «Anch'io la trovo orribile. Ma è brutta perché è stata costruita applicando le leggi dell'urbanistica. Se le case di quella collina fossero state costruite attaccate l'una all'altra San Vincenzo sarebbe stata più bella. Invece le norme prescrivono una distanza tra gli immobili». L'urbanistica uccide la bellezza del paesaggio? «La nostra urbanistica è fatta di planimetrie e di normative. Invece bisogna partire dai luoghi, dai paesaggi e dalla gente, e non disegnare città nel chiuso degli studi: un segno qui, una linea qua. La bellezza è vita. Prendiamo Siena. Venendo da Grosseto si vede una linea di orizzonte, la città posata e luoghi di identità come la torre e la cattedrale. Quella è la perfezione, ma i parametri usati per costruirla oggi sarebbero vietati». Un paesaggio senza regole? «Occorre armonia, non regole. Non esiste il bello o il brutto ma ciò che è armonico e ciò che invece non lo è». Se Rossi la dovesse chiamare al posto della Marson? «Istituirei un premio di abbattimento delle brutture. Tu butti giù un metro cubo di un edificio schifoso? Bene, in cambio ti dò 3 metri cubi di nuova costruzione». Un'altra proposta? «Una tregua di un po' di anni nelle costruzioni. Stop cemento». E' quello che dice la Marson: niente nuove costruzioni ma recupero di quelle esistenti. «Sono d'accordo. Le ripeto, io la Marson la conosco e la stimo, ma il suo Pit non mi convince». La Toscana da buttare? «Per fortuna è poca». Fuori qualche nome. «San Vincenzo l'ho già detto. Poi certe aree fiorentine. Così come la Versilia.Un cocktail disarmonico di case di primi del '900 molto belle, case più recenti brutte, terreni agricoli in attesa di costruzioni, terreni senza destino. E poi la Regione se la prende con le cave delle Apuane e non interviene nel disordine urbano della Versilia...». E al contrario: i luoghi più belli? «Oddio, la lista è lunga. Comunque per me Fiesole è la perfezione armonica. Poi Bolgheri è un borgo dove c'è armonia. Infine Lucca». Il turismo anche in Toscana è in crisi. Che fare? «Una cosa semplice: promuovere il turismo anche d'inverno. Veda, se uno va nell'Adriatico è per mettere le chiappe in acqua, dopodiché prende e torna a casa. In Toscana no. Qui c'è tutto. La campagna. La via Francigena. L'arte. Il miglior marchio turistico lo avete voi: Toscana. Mai stato a Dusseldorf?». Una volta. Volevo tornare a casa. Bruttissimo luogo. «Ecco, voi toscani siete fortunati. Dimenticavo i piccoli borghi. Non li abbandonate. Sono musei diffusi. Sono la salvezza del paesaggio e della regione. Per salvarli basta dotarli del cablaggio per connettersi con i resto del mondo». Dalla Toscana ai toscani. «Bella gente, tanti talenti in giro». Renzi? «E' l'evoluzione di Benigni. Gioca sull'accento toscano, è spavaldo. Ecco, un incrocio tra futurismo e Benigni. Mi piace meno la sua idea di rottamazione: una stupidaggine». Talenti nella manualità artigiana? «Nella moda siete i migliori. Penso a Gucci, Ferragamo e altri. Però nel design e nell'oggettistica state perdendo colpi. In certi settori l'artigianato toscano non è più quello di una volta. Ma ripeto, voi avete il miglior brand: Toscana».
Il Tirreno
21 Settembre 2014
TOSCANA - Intervista a Daverio sul piano paesaggistico
MA
Mario Lancisi
Il Tirreno
Philippe Daverio, storico dell'arte e docente universitario, si oppone al piano del paesaggio della Regione Toscana, che prevede la limitazione delle attività dei cavatori delle Apuane e la tutela del paesaggio. Daverio sostiene che il paesaggio è il prodotto del lavoro dell'uomo e che la bellezza è vita, non regole. Critica l'urbanistica della Toscana, che secondo lui uccide la bellezza del paesaggio, e propone di partire dai luoghi e dalla gente per costruire città, piuttosto che disegnare città nel chiuso degli studi.
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