E' LA trama di un romanzo storico alla Umberto Eco, un giallo che comincia in epoca medievale degno del suo Guglielmo da Baskerville, con frati domenicani, scambi di rotoli, re di Francia, gesuiti ed eruditi del sedicesimo secolo che passano per Bologna, Napoleone che in città porta via tutto, la restaurazione che riporta quasi tutto a casa. E poi equivoci, false attribuzioni, e, finalmente, giuste identificazioni. E' la storia affascinante e incredibile che sta dietro al rotolo ebraico del Pentateuco più antico del mondo, che per la prima volta, in un sol giorno e solo per otto ore, sarà esposto al pubblico sotto le Due Torri. La Torah della fine del XII secolo, scritta su una pelle di vitello lunga 36 metri, unico esemplare completo di quell'epoca, sarà visibile domenica 28 settembre, dalle 10 alle 18, all'aula magna di Santa Lucia in occasione della manifestazione "Sul tempo" organizzata dal Cortile dei Gentili e dall'Ateneo. A inaugurare l'evento, accompagnato da una installazione, il cardinale Gianfranco Ravasi con il rettore e il rabbino capo Alberto Sermoneta. Invitato il ministro Dario Franceschini. «Siamo al livello più colto ed elevato dell'esposizione mediatica », osserva Ivano Dionigi alla presentazione della prima esposizione pubblica del manoscritto ebraico. Un tesoro, custodito dalla Biblioteca universitaria, che Bologna potrà amtalogazione mirare. E conoscere. La scoperta risale allo scorso anno, quando il professor Mauro Perani, con il collaboratore Giacomo Corazzol, identifica nel Rotolo Due - conservato nella biblioteca di via Zamboni, ma considerato di scarso pregio in una ca- del 1889 fatta dal bibliotecario Leonello Modona, e dunque dimenticato - il più antico rotolo ebraico completo della Torah. «Dopo questa scoperta, era rimasta nel mistero la provenienza del rotolo», spiega la direttrice della biblioteca Biancastella Antonino. «Dopo un anno di indagini e ricerche, abbiamo ricostruito la sua storia, siamo orgogliosi di questo». Una storia raccontata dalla responsabile del settore manoscritti Rita De Tata nel saggio pubblicato sull'ultimo numero della rivista "Quaderni di storia" diretta da Luciano Canfora. Il rotolo viene regalato dagli ebrei ad Aimerico Giliani da Piacenza, maestro generale dell'ordine domenicano ai primi del 1300. Per secoli i domenicani di Bologna lo conservano fra le loro reliquie più preziose, ritenendolo (erroneamente) addirittura autografo dello scriba Esdra. Dal XVI secolo il rotolo diventa un'attrazione per gli stranieri che arrivano a Bologna, dal re di Francia Francesco I al paleografo Bernard de Montfaucon. Una scritta, cucita sulla pelle, testimonia la donazione da parte degli ebrei. Il rotolo, poi trasportato a Parigi dalle truppe napoleoniche, torna nel 1815 alla biblioteca universitaria, ma senza più la scritta. Di qui l'equivoco: a un altro rotolo ebraico del Pentateuco, in realtà del XVI secolo, donato da papa Lambertini alla Biblioteca, viene attribuito il valore dell'essere più antico. «Uno scambio fatale», osserva Antonino. A cui i ricercatori e gli esperti oggi hanno posto rimedio. Pur non rispondendo ancora a tutte le domande: perché, per esempio, gli ebrei lo donarono ai domenicani? Insomma, il giallo continua.