I vetri di protezione non sono bastati. La furia della tempesta non ha risparmiato neppure il Beato Angelico: La Pala di Annalena, il Compianto sul Cristo Morto e due dei pannelli del celebre Armadio degli Argenti. «L'impressione è stata quella di una esplosione racconta la direttrice del Museo di San Marco Magnolia Scudieri Un boato, ed è un miracolo che non sia successo niente di grave. Si è rotto il finestrone, il pavimento era un tappeto di vetri e l'acqua è schizzata violentemente sui muri e sulle tavole. La Pala di Annalena del Beato Angelico, è stata l'opera ad essere maggiormente investita dagli schizzi. Il danno si spera non sia di grande entità. Noi abbiamo agito velocemente continua la Scudieri dopo aver rimosso i vetri protettivi in un'ora avevamo tamponato tutte le gocce d'acqua insieme ai restauratori della soprintendenza. Adesso le opere si trovano nei nostri depositi dove dovranno restare almeno fino a martedì, poi contiamo di rimetterle presto al loro posto». Il Museo di San Marco è il monumento fiorentino a registrare i maggiori danni, naturalmente ancora da quantificare. E infatti sembra che la riapertura al pubblico slitterà, forse, a metà settimana o, almeno, fino a quando non sarà ripristinata la sicurezza. «La nostra fortuna è che non si è fatto male nessuno dei visitatori», spiega Claudia Gerola, tecnico responsabile del museo. A preoccupare, ora, è il gigantesco cedro del Libano del Chiostro di Sant'Antonino, completamente distrutto dal vento e dalla grandine. I vigili del fuoco hanno transennato tutta l'area, e prima di pensare alla riapertura bisognerà farlo tagliare, «perché il rischio è che cada sul museo: «Abbiamo già prenotato una piattaforma aerea che, superando il tetto, possa arrivare ai rami conclude Gerola Questo implica la chiusura di piazza San Marco e il blocco del passaggio dei bus dell'Ataf. Siamo in attesa che l'azienda dei trasporti pubblici ci dia una risposta».