La Triennale nella sua recente attività sembra volere ricucire passato, presente e futuro e nel farlo ricorda molti dei grandi architetti milanesi; c'è un grande assente: Vittoriano Viganò. Facile colmare la lacuna perché Viganò è ancora presente con le sue opere e fa ancora discutere. Facile ricordare Viganò alla Triennale: suo era lo scalone d'onore alla XIV edizione del 1968 ma soprattutto suo uno dei più ricordati esempi di architettura brutalista in Italia, l'Istituto Marchiondi in Via Nodale a Baggio. Ci sono passato davanti giorni fa in una delle mie scorribande di curioso della periferia e poi ne avevo scritto due anni or sono su queste pagine. Allora ne lamentavo il degrado, oggi debbo ripetermi. Il Marchiondi è ancora lì, più o meno nello stato di allora, dopo che molto si era parlato di una sua nuova destinazione: museo del design, archivio di architettura e persino, se non ricordo male, museo della moda. Il Marchiondi, ora di proprietà comunale, è dal 1995 un edificio tutelato e, come molto del patrimonio sotto tutela, il vincolo sembra fatto apposta per garantirne il degrado: 10 mila metri quadrati di superficie che vanno in malora. Quando Viganò nel 1957 mise mano al progetto del Marchiondi, la situazione sociale di Milano era ben diversa da oggi e la sua scelta "brutalista" aveva anche un forte connotato didattico-terapeutico per la rieducazione dei giovani. Oggi di quest'intento si è persa la traccia, anche se una parte dell'edificio, il piano terreno, è occupata da un'attività assisten-ziale del Comune a favore dei portatori adulti di handicap. Per quelli giovani, invece, Baggio ha saputo far da sé senza aspettare il Comune. Se avete la pazienza di percorrere tutta Via Forze Armate arrivate alla Chiesa Vecchia - Sant'Apollinare, quella del famoso organo di Baggio - dove la via muore, guardate a sinistra e vedrete la vecchia canonica ristrutturata ed accanto un piccolo accogliente edificio: ecco dove l'associazione Il Gabbiano assiste ed ospita giovani handicappati. Una lunga storia, quella dell'associazione, cominciata nel 1985, emblematica del volontariato milanese e del sostegno privato: una testimonianza che Baggio non è una periferia di Milano ma una comunità viva e solidale con una forte identità. Ritrovare le identità, questo è uno dei problemi delle periferie, un condizione per il loro rilancio.