Giuliana Fontanella è la presidente dell'Istituto regionale ville venete. Del consiglio di amministrazione fanno pa rte anche Giampi Zanata (nel ruolo di vicepresidente), Michele Carpinetti, Franco Dusi, Angelo Grella e Nazzareno Leonardi. Direttore è Carlo Canato. L'Irvv compie in questi mesi 35 anni, poiché è dal 1979 che è impegnato nella catalogazione, nel restauro e nella valorizzazione delle ville del territorio veneto e friulgiuliano, sulla scorta dell'attività condotta fin dal 1958 dal precedente Ente per le ville venete. Complessivamente dunque in oltre mezzo secolo sono stati promossi oltre 1.900 interventi ed erogati finanziamenti per più di 290 milioni di euro. Presidente Fontanella, ora arriva questo premio, perché?«Per evidenziare che le ville venete non hanno età, sono perfettamente abitabili e adattabili, rappresentano dei luoghi di cultura, dei contenitori di identità, dei laboratori di economia». Quindi non basta restaurarle?«Assolutamente no. L'obiettivo a cui miriamo, in accordo con le strategie regionali del Veneto e del Friuli Venezia Giulia, è proprio quello di far capire che questo patrimonio non va solo mantenuto bello, ma anche vissuto, frequentato, valorizzato, perché si tratta di strutture che in passato hanno generato economia e adesso possono tornare a generarla. In fondo per capire il loro sviluppo futuro sarebbe sufficiente riflettere sulla loro storia: queste dimore sono nate dalla crisi della Repubblica Veneta, che certamente ha deciso di spostarsi in terraferma, ma al tempo stesso anche di avviare un nuovo splendore. Ecco, la modernità delle ville venete è questa, una grande sfida di accessibilità e fruibilità». I singoli proprietari ne sono consapevoli?«Devo dire di sì. I privati stanno lavorando moltissimo su questo fronte, poiché hanno capito che una villa veneta è un patrimonio di tutti. Non è una considerazione da poco, perché vorrei vedere quanti sarebbero disposti ad aprire la loro casa agli estranei, svelando un po' di se stessi ad occhi sconosciuti. Ecco il motivo per cui il sistema nel suo complesso dovrebbe avere un certo riguardo nei confronti di queste realtà, come abbiamo sottolineato durante il Festival in occasione dei convegni su fiscalità e mecenatismo».E la proprietà pubblica?«Sono felice di poter dire altrettanto, grazie anche all'attenzione per il paesaggio dimostrata dalle Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia. Soprattutto da parte dei Comuni sta maturando un forte sentimento di recupero e conoscenza di un patrimonio che solo fino a qualche anno fa era conosciuto davvero da pochi. Anche nei confronti degli enti locali servirebbero però forti azioni di sostegno economico, attraverso strumenti di abbattimento fiscale ed un'incentivazione all'intervento dei privati nella salvaguardia dei beni culturali».