MESTRE Fronte comune contro i tagli alla cultura. Associazioni, cittadini e Municipalità si alleano per salvare mostre e spettacoli in terraferma. Nel bilancio del commissario Vittorio Zappalorto i fondi per le attività culturali perdono infatti 900 mila euro, passando da 4 milioni a poco meno di 3,1, ma le riduzioni sono generalizzate anche in tutte le Municipalità. Si salvano solo i teatro Toniolo, Goldoni e Fenice a cui comunque sono stati tagliati i contributi. Subito è scattata la mobilitazione e in poche ore sono state raccolte oltre 1.800 firme per chiedere un dietrofront a Ca' Farsetti. La Municipalità di Mestre ha già chiesto più stanziamenti e Marghera chiede contributi per il teatro Aurora. Il problema però ha radici nel passato: da anni infatti i fondi per attività considerate accessorie rispetto a welfare o manutenzioni sono sempre meno. Inoltre, l'assessorato alla Cultura è sempre stato troppo debole. Ora, con gli ulteriori tagli si è arrivati al limite: il centro Candiani dimezzerà le sue attività, il teatro Momo ridurrà gli spettacoli e il Toniolo le repliche e non è detto che riesca a mantenere tutte le rassegne. «Il problema viene da lontano spiega Roberto Ellero, direttore della Produzione culturale del Comune . A Venezia grazie alla presenza di grandi enti, si nota meno, in terraferma invece ci sono pesanti ricadute sul mondo associativo, sui piccoli teatri e su chi usufruiva di spazi pubblici per le proprie attività». Zappalorto non sarebbe tuttavia il colpevole delle sofferenze del mondo della cultura e i suoi tagli non sarebbero altro che il risultato delle politiche del passato. «I commissari sono arrivati per salvare il salvabile continua Ellero è la politica di ieri e quella di domani che devono dare risposte, più impoverisci la cultura, più impoverisci la qualità dell'offerta». Negli anni non sono mancati investimenti, il Momo è stato restaurato come anche il Toniolo e al Candiani è arrivata la nuova multisala, quello che manca è la copertura dei costi di gestione. «Da dieci anni si fanno scelte inadeguate dice l'ex presidente della commissione Cultura Camilla Seibezzi e il denaro si concentra ancora una volta su istituzioni di fama internazionale». Invece, per rivitalizzare la città, dice Seibezzi, bisogna investire anche sul piccolo e nelle periferie. «Tagliare la cultura non significa oscurare il tempo libero ma offendere la dignità delle persone nella loro sete di conoscenza continua Nell'epoca della globalizzazione i centri urbani devono competere per ciò che sono capaci di sollecitare nello spirito di chi li abita di chi li guarda come possibili aree di realizzazione professionale e personale. Devono conquistare il turismo scelto che non si reca più a Mestre e Marghera per spendere qualche cosa di meno in albergo ma perché oltre le mostre dei musei cittadini decide di visitare i luoghi della produzione culturale». Una cosa è certa è la ribadisce Roberto Ellero: «Sotto la soglia di quest'anno è la fine, si chiude».