Hanno scavalcato il cancello di notte e hanno colpito con dei sassi i muri interni della poltrona gigante a forma di donna realizzata da Gaetano Pesce nel cortile davanti al Maxxi. Su queste pareti durante il giorno sono proiettate le immagini di Malala, la bambina pakistana alla quale l'opera è dedicata. «È probabilmente un atto politico» ha detto l'artista. Hanno scavalcato il cancello di notte e hanno colpito a sassate le pareti interne della gigante poltrona di Gaetano Pesce, allestita nel cortile del Maxxi al Flaminio, forse per colpire le immagini proiettate. «È probabilmente un atto politico» commenta l'artista di passaggio a Roma per lavoro. Pesce che ha verificato di persona i danni, ha notato che «hanno preso di mira solo la mia opera, non hanno toccato altro». La gigante sedia alla quale il pubblico può accedere è la riproduzione ingrandita fino a 7 metri della poltrona «Up56» concepita nel '69 e ancora prodotta in Brianza, posta all'interno del museo, nella mostra dal titolo «Il tempo della diversità» (fino al 5 ottobre) . Rappresenta una figura femminile seduta legata con una catena a un pouf che nella versione gigante offre una porta per entrare all'interno e scoprire un'atmosfera di prigione. Qui si può sostare e guardare i video di Malala Yousafzai, la bambina pakistana (la vicenda è raccontata anche in un libro dal titolo omonimo, edito da Rizzoli) che nel 2012, quando aveva quindici anni, ha subito un attentato da parte dei talebani, finendo in coma. La bambina difendeva il diritto allo studio, proibito alle femmine dal regime. «Questa poltrona l'ho realizzata 45 anni fa, pensavo che fosse una denuncia temporanea, ma dopo mezzo secolo le cose sono peggiorate» ha detto Pesce che riguardo alla «schiavitù della donna inflitta dai pregiudizi maschili» sostiene che la causa va ricercata nella «paura dell'uomo di perdere il controllo della donna». L'artista, architetto e designer tra i più affermati sullo scenario internazionale, nato a La Spezia e residente a New York , dove espone in decine di musei americani, è stato tra i primi designer in Italia. «Ai vandali vorrei dire che bisogna essere meno provinciali e più generosi. L'opera vuole far riflettere, deve aiutare. Questi atteggiamenti invece sono una chiusura, un rifiuto». Intanto l'atto vandalico è stato denunciato dal Maxxi ed è stato predisposto il restauro. «È un brutto segnale di inciviltà che tuttavia non ci fermerà» ha detto Giovanna Melandri, presidente della Fondazione Maxxi. «Continueremo a esporre opere d'arte nella piazza e nella lobby, a organizzare gratuitamente talk d'artista, performance, rassegne di cinema, teatro e poesia».