DUEMILA anni di storia. Centinaia di reperti archeologici ritrovati in 11 anni di scavo della stazione della metropolitana che hanno rivelato almeno 3 città verticali. Il sottosuolo di piazza Municipio ha restituito di tutto alla Napoli moderna. Ed è diventato lo scavo archeologico urbano (cioè al centro di una città) più grande degli ultimi 40 anni. Con quello che è risalito dalla sabbia profonda del sottosuolo si potrebbero riempire pagine di un libro d'archeologia. Strutture del porto romano, il molo Angioino, torri aragonesi e vicereali, la torre dell'Incoronata, i resti del palazzetto del Balzo, perfino un ponte levatoio, due navi di epoca romana. Il porto dell'antica Neapolis ospitava 4 barche che trasportavano ogzare getti di varia natura. Gioielli, scarpe, anfore e ceramiche sono solo alcuni dei reperti ritrovati durante lo scavo, probabilmente provenienti proprio dalle navi riemerse. E poi una miriade di statue, tra cui un busto dell'imperatore Claudio. Sotto la linea 1 sono riapparsi una scuderia e cannoni di epoca borbonica. Al di sotto della Linea 6 è venuto alla luce un impianto termale romano, con i segni del fondo marino. Sotto la parte angioina sono stati ritrovati blocchi di tufo di epoca ellenistica e romana. Sono talmente tanti i reperti che si è dovuto organizscavare un vero e proprio museo, con la consulenza di archeologi esperti che metteranno in sequenza i ritrovamenti all'interno della stazione. Dall'età greca e fino al periodo vicereale, sotto i piedi dei napoletani si nascondevano 3 città, sommerse dal mare e dalla sabbia. Non è stato facile proseguire negli scavi e conciliare le esigenze del trasporto con quelle della conservazione degli scavi. Il ritrovamento dei reperti ha richiesto la massima cautela per il trasporto, la cura e la tutela dei pezzi. Si è dovuto a mano, prelevare i reperti con carriole, in qualche caso trasportarli a mano, conservarli nei depositi e infine restaurarli. Accorgimenti che hanno costi elevati. «I costi sono lievitati anche per questi motivi spiega Serena Riccio, dirigente di servizio della Linea 1 e 6 in questo sito lavorano almeno 40 archeologi». Uno degli esempi è quello delle due navi romane ritrovate. Ci sono voluti due anni per dissalarle all'interno di capannoni climatizzati speciali e ora sono pronte per il restauro. «La nostra intenzione è quella di esporle all'interno della stazione - spiega l'ingegnere Antonello De Risi coordinatore della progettazione della metropolitana - anche il progetto lo prevede. Stiamo cercando di giungere ad un accordo con la Soprintendenza». Con le scoperte fatte durante i lavori, è stato possibile ricostruire la linea di costa di epoca romana. Anche un pezzo di quell'antica spiaggia sarà recuperata e portata alla vista dei viaggiatori. Uno degli elementi importanti per ricucire un pezzo della storia della città, è stato il ritrovamento di una parte del tempio dei giochi olimpici, sotterrato nella sabbia dell'antico golfo di Neapolis. È riemersa la pista atletica e la tribuna, assieme al porto romano con le navi affondate. Sono venuti alla luce 2 archi di trionfo in marmo dove, probabilmente si portavano in trionfo i vincitori, in direzione del porto. Una sorpresa è stata anche la scoperta del palazzo Del Balzo, di epoca angioina, appartenente ad una famiglia nobile che viveva intorno al Castel nuovo. Dagli scavi sono riemersi frammenti di pareti, in qualche caso affrescate che ora saranno messe in mostra nel museo della stazione. «Alvaro Siza aveva ideato sin dall'inizio la stazione con un sottopassaggio dal centro della città verso il porto - spiega De Risi - l'idea di base è rimasta la stessa ma ha dovuto cambiare in corsa più di una volta, man mano che trovavamo reperti così imponenti ». Prima il progetto prevedeva 2 piazze, una fieristicocommerciale, l'altra di camminamento pedonale. «Quell'idea è rimasta solo per la pedonalizzazione - conclude De Risi perché ora la stazione prevede una parte pedonale illuminata da una feritoia di luce naturale. Tutto il resto è stato accantonato. Si è privilegiata la componente archeologica. Vale a dire la maggioranza dei reperti resteranno nel luogo dove sono rimasti per migliaia di anni.