DI PROGETTI per la sistemazione di Bagnoli se ne parla da anni. Alcuni di essi sarebbero già completamente definiti, altri in corso di elaborazione, altri ancora appena iniziati. Sui contenuti, sui committenti, sui redattori circolano le più disparate notizie. Affinché la presente nota non contribuisca ad alimentare tanta incerta letteratura, immagino di accantonare quanto finora s'è detto e scritto sull'argomento, per svolgere, su un piano più sgombro, alcune considerazioni e proposte a titolo puramente personale. Con tutta l'ammirazione per le fantasie ottocentesche di Lamont Young, non punterei sulla destinazione d'uso di Bagnoli da lui caldeggiata. Egli prevedeva qui l'edificazione di un Palazzo di Cristallo come quello della Grande Esposizione di Londra del 1851, impianti termali, grandi alberghi per il turismo internazionale, colossali stabilimenti balneari, persino un canale navigabile che collegava Napoli ai Campi Flegrei, ricavato in un traforo della collina di Posillipo. Ammesso che si possa ancora parlare di grande turismo, il nostro sito, pur affacciandosi sull'incantevole golfo di Pozzuoli, non potrà mai competere con Capri, Positano, Sorrento, Ischia eccetera. Esso è troppo vicino alla città e circondato da una urbanizzazione, quella di Fuorigrotta, che non costituisce certo un'attrattiva per il turismo di lusso. Né la costituisce il pur notevole patrimonio archeologico di Pozzuoli e di Baia; quale grande impianto turistico è sorto presso questi centri? Il turismo cui potrebbe aspirare la fascia costiera che va da Coroglio a Pozzuoli è del tipo di quello che raccoglie lungo le spiagge romagnole masse provenienti dal nord e dal centro Europa. Ma l'industria del turismo di massa non è impresa da poco: nel nostro caso ci mancano lo spazio necessario, l'esperienza che si costruisce nel tempo, l'efficienza degli impianti, la capacità gestionale. E poi che a Posillipo, cui dovrebbe, a mio avviso, ispirarsi Bagnoli, esistono grandi alberghi? Che pure non sono stati impiantanti a Pozzuoli e nelle altre aree flegree nonostante il loro grande potenziale interesse turistico. Dopo il ritorno della soluzione turistica, diventata luogo comune, fu avanzata per Bagnoli la proposta di destinare la nostra area a "Parco tecnologico e scientifico", ma se lo slogan è felice in quanto unisce gli opposti dell'ecologia e della tecnologia, non si è ben capito cosa significhi concretamente in fatto di urbanistica e di architettura. Va inoltre considerato che in zona esistono già strutture edilizie con funzione tecnologica, basti pensare, fra le tante, al Politecnico e all'Istituto dei motori. Quale contrappunto alla proposta tecnologica fu poi avanzata quella del «purismo» ecologico, per cui tutta l'area disponibile dovrebbe essere trasformata in un grande parco pubblico, in un mare di verde. Ma il verde non è una vernice che si spruzza dall'elicottero, come, ancor più facilmente, gli urbanisti tinteggiano le loro carte. In passato parchi e giardini furono impiantati ad opera di sovrani e di principi illuminati, dapprima per loro uso e poi, col cambiare dei tempi, lasciati al pubblico godimento, con grande difficoltà tuttavia delle pubbliche amministrazioni per la loro conservazione e manutenzione. Maggiore garanzia di realizzare delle aree verdi è quella di affidare questo compito all'iniziativa privata, ma questa, com'è noto, ha il «vizio» di badare anche al profitto. Ecco allora, ove non fossero sufficienti altri prioritari motivi (l'endemica carenza di alloggi, l'impazzito mercato delle locazioni, una demografia che non si chiude in passivo, eccetera) l'esigenza che quel parco tecnologico, da ubicare sul golfo di Pozzuoli, si trasformi in un parco residenziale, una volta tanto ben progettato, con una bassa e vincolata densità edilizia, in cui l'«interesse », sia economico sia abitativo da parte dei residenti, costituirebbe l'unica e realistica garanzia per la conservazione del verde. Non è la scienza urbanistica, la politica, l'ideologia, ma solo il buonsenso a suggerire che il destino di Bagnoli non può essere altro che il naturale proseguimento dell'urbanizzazione di Posillipo, fenomeno che si sarebbe certamente verificato senza l'insediamento dell'Ilva, con buona pace di ciò che erroneamente pensava l'onorevole Strigari nel 1906 (la città fra due poli tecnologici) e oggi, perseverando, i suoi eredi. Che significa Bagnoli come Posillipo? Significa tradurre il sito che si affaccia su uno dei più bei golfi del mondo in un'area prettamente residenziale, valga per tutti il modello del parco Manzoni. Scartati i grandi alberghi, i poli tecnologici, l'ecologismo passepartout, bisogna rientrare in un più realistico ordine di idee: pensare ad una destinazione d'uso per Bagnoli consona all'ambiente, alle sue vocazioni, al suo naturale sviluppo. Andrebbero pertanto in primo luogo risanati il mare e la spiaggia, la più grande di quelle prossime a Napoli, compito tutt'altro che facile dopo decenni di danni prodotti dalla vicina industria. Presso questo litorale e magari a Nisida andrebbe sistemato il porto turistico a patto che non diventi un deposito d'imbarcazioni, né una stazione di rifornimento di carburante. L'arenile dovrebbe ritornare ad essere quello che fino agli anni '30 offriva ai napoletani il luogo migliore per la balneazione. Tutto il resto, dal versante occidentale della collina di Posillipo fino a Pozzuoli, dovrebbe, a mio avviso, essere riservato a parchi residenziali, a servizi di quartiere, a verde pubblico e privato. Insomma niente infrastrutture che prima si fanno e poi si stabilisce a cosa servono, niente macrostrutture simboliche e avveniristiche, non parchi tecnologici ma, come ripeto, residenziali, fatti cioè di case, che a solo nominarle passi per un agente della speculazione edilizia, mentre di fatto soprattutto di queste i napoletani hanno bisogno. Si vuole ancora perpetuare il «proibizionismo » ed implicitamente provocare l'abusivismo? Si vuole ancora negare il valore sociale, economico e finanziario del benecasa, sostituendolo con contenitori dalla incerta utilizzazione, peraltro già falliti? Bene, ma mi sembra chiaro che così facendo si continuerà giustamente a rilevare che il mare non bagna Napoli.
BAGNOLI, STOP ALLE IDEE ASTRATTE LÌ RESIDENZE COME A POSILLIPO
Il testo discute la destinazione di Bagnoli, una zona di Napoli, in riferimento ai progetti di sistemazione e sviluppo. Il testo esprime la convinzione che la destinazione di Bagnoli non dovrebbe essere un palazzo di cristallo o un grande impianto turistico, ma piuttosto un'area residenziale. Il testo critica le proposte di trasformare Bagnoli in un parco tecnologico o ecologico, considerandole inadeguate e non realistici. Si propone invece di risanare il mare e la spiaggia, sistemare un porto turistico e creare parchi residenziali e verde pubblico e privato.
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