IL DECRETO SBLOCCA ITALIA AUTORIZZA A SCAVARE ANCHE IN ZONE AD ALTO RISCHIO AMBIENTALE. PESCARA SI RIBELLA ALLA RAFFINERIA Tra le pieghe del decreto Sblocca Italia viene autorizzata di fatto la "ricerca di petrolio e gas anche in zone di mare dove tali attività erano vietate per legge dal 1991", zone come il mare di Capri, di Sorrento e delle Isole Egadi. Lo rivela Enzo Di Salvatore, docente di Diritto costituzionale all'Università di Teramo, autore di numerosi testi sul petrolio. Di Salvatore spiega come l'espressione "procedimenti di conferimento" alluda alle "nuove richieste per cercare e estrarre gas e petrolio": un modo elegante per definire l'attività delle trivelle. La ricerca è solo il primo passo per far avanzare il fronte delle perforazioni anche in questi mari. Il decreto fa diventare di interesse strategico nazionale tutti i giacimenti e gli impianti. Un giacimento petrolifero nel mare siciliano o campano sarà un quindi di interesse strategico, mentre non lo saranno Capri o Ischia". Il professor Di Salvatore vede nel decreto profili di illegittimità costituzionale: "La previsione di un 'titolo concessorio unico' e il vincolo preordinato all'esproprio già in fase di ricerca; la completa estromissione degli enti locali dai procedimenti; il rilascio dell'intesa regionale in 'apposita' conferenza di servizi, al pari di qualsiasi altra amministrazione pubblica: come se l'intesa regionale avesse natura amministrativa e non politica". Il 28 settembre scadranno i termini per le osservazioni alla valutazione di impatto ambientale per il progetto ELSA2 della Petroceltic proprio di fronte a Francavilla al Mare, a soli 3,5 miglia dalla costa, riportato in vita dal decreto Sviluppo del 2012. È in fase di valutazione il mega progetto di trivellazione Ombrina Mare della ex Medoilgas venduta alla Rockhopper Exploration, che opera alle isole Falkland: piattaforma più una enorme nave (320 metri di lunghezza) per la prima raffinazione che sosterà per 24 anni davanti alla costa, da Ortona a Vasto, zona che è parco nazionale. Uno studio del direttorato norvegese per il petrolio stima le perdite in mare di petrolio dalle FPSO (le navi-raffineria) in 3.240 barili su un ciclo di vita di 24 anni, solo tenendo conto di quelle dovute al trasferimento del petrolio dalla FPSO alla petroliera (procedura che nel progetto Ombrina è prevista una volta al mese per 24 anni). Un simile quantitativo potrebbe coprire circa 400.000 ettari di mare con una pellicola nera spessa un millimetro. Le rassicurazioni dell'Assomineraria, associazione di categoria dell'industria mineraria e petrolifera, sono solo queste: "Contribuisce all'occupazione e allo sviluppo economico del Paese, e viene operata con grande attenzione alla protezione dell'ambiente e della sicurezza". A parità di investimento, l'estrazione di petrolio crea 0,7 posti di lavoro, il turismo e le bonifiche ambientali dieci volte tanto. Come conferma la Basilicata dove hanno iniziato ad estrarre petrolio nel 1998 e dopo 16 anni l'Istat non registra alcuna crescita del reddito mentre continuano ad aumentare disoccupazione ed emigrazione. "L'indipendenza energetica dell'Italia sta nelle energie rinnovabili: sole, acqua, vento", secondo Augusto De Sanctis, attivista del Forum abruzzese. Il petrolio, spiega il professor Di Salvatore, "è di chi lo estrae, che restituisce alla collettività soltanto le royalties, 10 per cento per la terraferma e 7 per il petrolio estratto in mare. Non è un modello economico vincente: il permesso di ricerca Colle dei Nidi interessa un'area della provincia di Teramo sulla quale si sviluppa agricoltura di pregio e si produce Montepulciano d'Abruzzo esportato nel mondo. Non è difficile immaginare cosa potrà accadere quando arriverà la concessione: si potrà chiedere l'espropriazione per pubblica utilità dei terreni". Il 13 aprile 2013 a Pescara si è svolta la più grande manifestazione della storia abruzzese: 40mila persone, con tre diocesi, i padri Passionisti, la conferenza episcopale regionale, 60 sindaci, la Regione, CNA, Confcommercio. Ma non è bastato a fermare la corsa alle trivellazioni. Il ministero ha approvato l'ampliamento del progetto Rospo mare della Edison: pozzi a 11,5 miglia dalla costa di Vasto dove alcuni giorni fa è avvenuto lo spiaggiamento di sette capodogli.