VENEZIA «Palazzo Grassi non è un ripiego e Parigi non è la prima scelta. Sono due cose differenti: enormi gli spazi dell'ex fabbrica sull'Ile Seguin, ridotti quelli del celebre palazzo sul Canal Grande. Monsieur Pinault per la sua collezione d'arte moderna probabilmente terrà entrambi». Così aveva detto qualche giorno fa Jean-Jacques Aillagon, ex ministro della Cultura e ora, tra le altre cose, anche consigliere artistico del magnate francese. Ma così sembra non sia più. In un'intervista a Le Monde Pinault infatti confessa di aver rinunciato ad entrare in possesso della fabbrica della Renault in disuso. Forse troppo lunghi i tempi di realizzazione, forse troppo elevati i costi. Sta di fatto che ora Palazzo Grassi torna ad essere in pole position e Venezia, chissà, potrebbe essere il luogo ideale per ospitare gran parte della galleria privata del magnate. Pinault, che è il presidente onorario del gruppo Ppr (Pinault Printemps Redoute) quattro anni fa aveva annunciato l'idea di costruire un centro di arte moderna progettato dalla fondazione che porta il suo nome sull'isola sulla Senna. Ma deluso dai continui ostacoli vi ha rinunciato proprio nell'anno che invece secondo i suoi progetti doveva segnare l'avvio dell'attività della nuova struttura. A Le Monde ammette di aver constatato «di non avere più la pazienza di perseverare nel progetto di dotare la Francia di un museo concepito da Tadao Ando» ma di non aver rinunciato all'idea di far partecipare la gente alla sua passione per l'arte. Ecco quindi che si fa sempre più spazio l'ipotesi Palazzo Grassi, luogo appena acquistato da Pinault che sembra proprio fare al caso suo e della sua prestigiosa collezione. Sul «Point de vue» ospitato dal quotidiano francese non si fa nessun riferimento alla «stanzialità» veneziana delle sue opere ma si continua a parlare di «esposizioni temporanee» come aveva anche confermato Aillagon al Corriere del Veneto. Vista però la rinuncia agli spazi industriali di Boulogne-Billancourt, le carte potrebbero nuovamente cambiare e il nuovo «teatrino» di palazzo Grassi diventare una seconda casa per gran parte della prestigiosa collezione francese.