Franco Panizza senatore della Repubblica L'amministratore unico di Trentino Marketing, Paolo Manfrini, ha ragione: se vogliamo che il nostro turismo duri nel tempo e si caratterizzi rispetto alle offerte sempre più aggressive proposte dal resto del mondo, occorre agganciarlo con ancora più forza alla cultura. L'economia turistica è un'economia sempre a rischio. È sufficiente un evento esterno, ad esempio una stagione non proprio brillante dal punto di vista meteorologico. Oppure una crisi di carattere mediatico (penso a quanto successo in estate a Gallipoli, rappresentata come realtà in balia delle droghe e dell'alcol): basta poco per compromettere il lavoro di anni. Il settore si mette in sicurezza nel momento in cui lo si sgancia dal mero discorso sulla bellezza natural-paesaggistica e lo si intreccia con la cultura, ovvero con la nostra dimensione di vita: chi viene in Trentino non visiterà solo un luogo particolarmente bello, ma potrà immergersi nelle nostre tradizioni e nelle nostre visioni, nella nostra storia e anche nel modo con cui interpretiamo il presente e immaginiamo il futuro. Imprimere una forte marca culturale al nostro turismo, renderlo un brand e non pensarlo solo un prodotto, permette di fare anche questo. Dalla nostra abbiamo potenzialità straordinarie per poterlo sviluppare e far crescere, forti anche del fatto che così creiamo un turismo dal basso, capace di coinvolgere una quantità straordinaria di attori e in cui il compito dell'istituzione dev'essere solo dare coerenza, mettere a sistema, produrre una cornice in grado di permettere alle energie di esprimere tutta la loro forza. Un turismo reticolare e orizzontale, un turismo che interpella tutti i soggetti sociali e non solo i professionisti del settore. Una simile impostazione avrebbe almeno tre risvolti positivi. Il primo ridurrebbe il margine di rischio strutturale che l'economia turistica si porta dietro, del quale ho prima accennato. Il secondo è che, diventando un campo largo, dove tutti quelli che producono identità e cultura sono coinvolti, aumenterebbe a dismisura offerta, voglia di intraprendere, di pensarsi tutti come potenziali attivatori turistici. Il terzo è che così si darebbe un terreno fertile di crescita per tutte le forme culturali, quelle alte e quelle popolari, quelle della tradizione e quella della più avanzata sperimentazione. Diverrebbe cioè un turismo di assoluta avanguardia per le modalità con cui si sviluppa, per i processi che genera. Un qualcosa su cui, ancora una volta, la nostra terra innanzi tutto cresce e poi diventa laboratorio per la sua capacità di innovare, di trovare risposte inedite ed efficaci per il suo sviluppo. L'augurio naturalmente è che il dibattito al riguardo continui, coinvolgendo gli operatori del settore, gli attori istituzionali, l'intera società trentina. Il tema è davvero importante e i tempi sono davvero maturi. Il successo dei nostri musei, dei castelli e delle iniziative legate al Centenario della Grande Guerra ne sono la dimostrazione più eloquente. È un tema su cui ci giochiamo la nostra identità, ma soprattutto un pezzo del nostro futuro.