Pennelli, secchi di vernice. Un capellone sporco di tempera fino ai gomiti dipinge parole gotiche su un muro del seicento, attaccato a una chiesa di due secoli prima. Un altro tipo, poco più in là, ha appena finito il naso di un grande Giorgio Gaber sull'antico Convento della Visitazione. Il signor Giancarlo Rovado, che in quella piazza abita da una vita, il primo giorno che li ha visti all'opera non voleva crederci: «Nessuno li ferma? Dov'è la polizia?». Vaglielo a spiegare che stavolta è diverso. Che questi non saranno più gli scarabocchi contro i quali lui e gli altri abitanti di via San Calimero e piazza Cardinal Ferrari hanno combattuto e regolarmente perso la guerra per anni. E che anzi alla maggior parte della gente che passa già gli piace, questa roba nuova, che non è ancora finita ma lo sarà tra poco. Perché questa volta non solo è tutto legale ma addirittura con tutte le benedizioni possibili: delle Belle arti, della Curia, del Comune e della Provincia Pennelli, secchi di vernice. Un capellone sporco di tempera fino ai gomiti dipinge parole gotiche su un muro del seicento, attaccato a una chiesa di due secoli prima. Un altro tipo, poco più in là, ha appena finito il naso di un grande Giorgio Gaber sull'antico Convento della Visitazione. Un altro sta coprendo duecento metri di intonaco con strane forme colorate. Il signor Giancarlo Rovado, che in quella piazza abita da una vita, il primo giorno che li ha visti all'opera non voleva crederci: «Cioè, in pieno giorno e nessuno li ferma? Dov'è la polizia?». Vaglielo a spiegare che stavolta è diverso. Che questi non saranno più gli scarabocchi contro i quali lui e gli altri abitanti di via San Calimero e piazza Cardinal Ferrari quella piccola isola dietro il Gaetano Pini, tra Porta Romana e via Mercalli hanno combattuto e regolarmente perso la guerra per anni. E che anzi alla maggior parte della gente che passa già gli piace, questa roba nuova, che non è ancora finita (passateci 'sto fine settimana, se volete veder gli artisti al lavoro) ma lo sarà tra poco. Perché questa volta non solo è tutto legale ma addirittura con tutte le benedizioni possibili: delle Belle Arti, della Curia, del Comune, della Provincia e dell'Associazione antigraffiti. E naturalmente del Convento, del Gaetano Pini e dell'Istituto Diocesano, proprietari dei muri in questione. Oltre che della Fondazione Stelline e della Fondazione Cariplo, a sostenere i costi di questo che poi è il progetto «Milano WallArt: un livepainting per abbellire i muri della metropoli». A spiegare di che si tratta è Amedeo Tropiano, direttore del Pini: «In occasione del 140esimo anniversario dell'ospedale abbiamo voluto avvicinare l'Istituto al territorio creando questa specie di ponte tra gli spazi di propria pertinenza e quelli della piazza, migliorandone l'aspetto». Lo stesso ragionamento fatto dall'Istituto Diocesano per l'edificio che ne ospita l'Archivio storico: «Non so neanche dire quante volte ricorda l'architetto Francesco Colombo, responsabile della manutenzione per conto della Consulta abbiamo fatto ridipingere la facciata coperta di sgorbi. Adesso basta: dipingerla per dipingerla, almeno ora sarà un'opera d'arte. Contemporanea a noi». Molto contemporanea. Per realizzarla hanno chiamato tre fra i più affermati street-artist di Milano: Paolo «Pao» Bordino, Ivan Tresoldi, gli «Orticanoodles» Walter Contipelli e Alessandra Montanari. I quali nei mesi scorsi ci hanno studiato, hanno presentato i loro bozzetti ai proprietari e alla Soprintendenza, hanno avuto il via libera e ora hanno impugnato i pennelli. Per animare la lunga murata dell'ospedale che costeggia via Pini il primo writer, Pao, ha scelto un soggetto astratto. Ivan dopo aver sfogliato per settimane le migliaia di documenti dell'archivio diocesano e i loro caratteri «fractur», quelli che noi ignoranti chiamiamo semplicemente gotici, ha proposto di «portare fuori un'idea di ciò che sta dentro all'archivio: sarà una specie di muro parlante». Alcuni degli abitanti dell'edificio, che oltre all'archivio ospita anche appartamenti privati, sono gli unici veramente arrabbiati: «Potevano almeno consultarci». Nei giorni scorsi parlavano di ricorsi al Tar, ma il muro della casa è dell'archivio e monsignor Bruno Bosatra che ci abita a sua volta della nuova facciata in fieri (l'inaugurazione ufficiale sarà venerdì prossimo) è invece contento come una pasqua. Sul fronte opposto, intanto, gli Orticanoodles stanno riempiendo il muro di cinta del Convento con le facce di dodici grandi milanesi che non ci sono più, da Gaber a Franca Rame, da Testori a Ferrè. Peccato solo per le monache, in fondo, che dovendo starsene là dentro in clausura saranno le uniche a non potersi godere la bella faccia di Jannacci che ride.
Milano. I graffiti benedetti dal parroco
In Milano, un gruppo di artisti street, tra cui Paolo Pao Bordino, Ivan Tresoldi e gli Orticanoodles, hanno iniziato a dipingere murales su muri del seicento, con l'approvazione della Curia, del Comune, della Provincia e dell'Associazione antigraffiti. Il progetto, chiamato Milano WallArt, ha lo scopo di abbellire i muri della città. I murales sono stati realizzati con il sostegno della Fondazione Stelline e della Fondazione Cariplo. Alcuni abitanti dell'ospedale e del Convento, tuttavia, sono arrabbiati per la mancanza di consultazione e hanno iniziato a parlare di ricorsi al Tar.
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