Il via al festival nel segno della valorizzazione del patrimonio del nostro Paese Carandini (Fai): «Il futuro si riappropria della tradizione ma con menti giovani» Dopo un decennio Artelibro (da oggi fino a domenica a Palazzo re Enzo e in più luoghi della città) prova a cambiare pelle per aprirsi al grande dibattito su come far davvero fruttare l'enorme patrimonio culturale italiano. Anche se i libri d'arte restano l'accesso principale, unitamente alla storia dell'arte, alle questioni sollevate già ieri durante l'inaugurazione del festival bolognese. Affidata alla lectio magistralis «Italia, tesoro di terre e menti, da ricreare» di Andrea Carandini, presidente del Fondo Ambiente Italiano. In una Cappella Farnese gremita di addetti ai lavori e non solo, il presidente di Artelibro Ricardo Franco Levi ha voluto ricordare la scomparsa di Claudio Abbado, chiedendo due minuti di silenzio ai presenti. «È il primo anno di Bologna senza Abbado ha osservato Levi e vogliamo riprendere una sua lezione, saper ascoltare il silenzio». Poi è toccato a Carandini, che ha messo in campo più di una provocazione. A partire dalla celebre parabola evangelica sui talenti da far fruttare e non solo da conservare, per rimarcare come la sola tutela dei nostri beni culturali oggi non appaia più sufficiente. «Conosco uno storico dell'arte e funzionario statale ha raccontato Carandini che, quando si parla di valorizzazione culturale, porrebbe mano alla pistola. È una logica che va superata, perché la cultura è una continua creazione, è cambiamento. Basti pensare alla differenza tra cotto e crudo. Quando l'uomo mangiava la carne cruda ci metteva sei ore per masticarla, per quella cotta era sufficiente appena un quarto d'ora». Inviti concreti quelli di Carandini, rivolti a una gestione sostenibile dei beni culturali, con la regìa dello stato centrale e il coinvolgimento di enti locali, fondazioni e imprese private. Con modelli virtuosi precisi, come la Biennale di Venezia o il Museo Egizio di Torino, con lusinghieri bilanci in pareggio. «La conoscenza dev'essere amica del godimento, così come il futuro è un riappropriarsi della tradizione ma con una creatività giovane, di mente intendo», ha concluso il presidente del Fai, polemico con quegli eventi che mostrano capolavori dell'arte al di fuori del loro contesto. Davvero troppo per un archeologo come lui, che rimpiange quell'Italia del passato che è stata un laboratorio universale in cui si producevano cose utili e dilettevoli, più che una semplice vetrina di cose belle. Prima di Carandini era toccato al sottosegretario ai Beni Culturali, Ilaria Borletti Buitoni, alla guida del Fai sino a un anno fa, lamentare la scarsa considerazione che ha sempre fatto del suo ministero una sorta di cenerentola: «Come se per conservare biblioteche o restaurare libri bastasse l'aria, mentre servono risorse». Non ha però nascosto la sua soddisfazione per la mostra «La scrittura splendente», apertasi ieri a mezzogiorno nella Sala dello Stabat Mater dell'Archiginnasio, che consente di ammirare opere straordinarie altrimenti inaccessibili come la Bibbia di Borso d'Este, e di poterla anche sfogliare attraverso uno schermo digitale. Anche il Sindaco Merola ha rivendicato con orgoglio la difesa degli investimenti della sua giunta sulla cultura perché Bologna, ha ribadito, «vuol essere protagonista nell'economia della conoscenza». Merola ha poi citato i nuovi provvedimenti presi dal governo Renzi e dal ministro Franceschini per facilitare il contributo dei privati alle iniziative culturali. In avvio c'era stato anche lo spazio per un simpatico siparietto, con Levi che, dopo aver definito Bologna «una città di tesori d'arte in una nazione che è tutta un grande patrimonio artistico», aveva dato la parola al Sindaco chiamandolo erroneamente Vincenzo. Pronta la replica di Merola, che ha ricordato come spesso in passato abbia dovuto correggere chi continuava a chiamarlo Virgilio e non Virginio. «Il massimo però ha ironizzato è stato al Liceo Minghetti, quando un mio compagno di scuola aveva scritto "Virginio che ha scritto l'Eleide"». Dopo l'inaugurazione, in serata a Palazzo Re Enzo e del Podestà si è aperta la Mostra mercato a cura dell'Alai, l'associazione dei librai antiquari. Oggi il programma continua con, tra l'altro, la conferenza-omaggio a Francesco Arcangeli, le lezioni di Louis Godart sull'Europa, di Miguel Gotor sulle lettere di Aldo Moro e di Paolo Mieli sul dipinto I funerali di Togliatti di Renato Guttuso.