Felina, vigorosa, remota. Senza testa come, forse, la libido vorrebbe ogni donna: un «decapitato» oggetto del desiderio maschile. Due volte rapita e due volte ripresa, la Sfinge è tornata. Si potrà accarezzarla con gli occhi la notte tra il 20 e il 21 settembre al museo nazionale Cerite di Cerveteri da dove era stata rubata lo scorso maggio. I finanzieri del nucleo di Polizia Tributaria (gruppo tutela patrimonio archeologico) l'hanno ritrovata grazie a una «dritta» opportuna ma ancora, forse, parziale. Gli autori del furto restano ignoti. La Sfinge alata in travertino (etrusca: secolo IV a.C.) era interrata in un campo agricolo sulla braccianese in attesa di essere trasferita all'estero. Si tratta di un terreno sul quale sorge un casolare abbandonato dove, ormai, vive solo un operaio polacco. Identificato, al momento non è stato denunciato, ma la sua posizione è al vaglio degli investigatori. Il furto era stato eseguito sotto l'occhio della telecamera. Nel filmato che aveva evidenziato la vulnerabilità del museo (fra i siti Unesco patrimonio dell'umanità) si vedevano tre uomini con il volto coperto e un carrello aggirarsi per la sala del museo con l'opera rubata. Oggi, quattro mesi dopo, gli investigatori ritengono che, oltre ai tre incappucciati esecutori materiali dell'operazione, vi fosse un mandante. Un collezionista. Nel 1972 l'opera era già stata rubata dal complesso funerario rupestre di Greppe di Sant'Angelo, nell'agro di Cerveteri ma, anche in quel caso, i finanzieri erano riusciti a recuperarla.