I direttori dei musei tedeschi sono ora sui 40 anni «Stars ohne Allüren", stelle senza arie, intitola il Kunstzeitung, periodico che informa sulla scena artistica: in Germania arriva una nuova generazione di direttori dei musei. In Italia, come sempre, i politici tentano un colpo di mano per impadronirsi definitivamente dei nostri musei e gallerie, dagli Uffizi a Brera, senza sentire nemmeno il parere dei diretti interessati. La sola parola intendente fa arrabbiare Matteo Renzi, per sua ammissione, è il simbolo di un'Italia inefficiente e attaccata alla burocrazia. Qualche ragione, intendiamoci bene, il primo ministro italiano ce l'ha: come siti artistici non abbiamo rivali al mondo, ma non li facciamo rendere. Ad esempio, gli Stati Uniti hanno da offrire un decimo rispetto a noi, ma lo fanno rendere sedici volte di più. Ma non è detto che in nome degli incassi sia lecito compiere di tutto. Il sindaco di Roma ha lasciato il Circo Massimo ai Rolling Stones per settemila euro e qualche spicciolo, e Renzi quando era sindaco di Firenze affittava agli amici Ponte Vecchio. C'è una via di mezzo tra organizzare feste da ballo agli Uffizi e far crollare Pompei. La nuova generazione di direttori, informa Kunstzeitung, sono preparati professionisti che amano i luoghi e gli oggetti affidati alle loro cure, e desiderano che tutti ne godano, senza correre rischi. E, particolare decisivo, i politici, a livello nazionale o locale non si immischiano, non nominano chi ha la tessera giusta, o qualche raccomandato. La Germania non sarà perfetta, anche qui funzionano le cordate, ma chi viene scelto conosce il suo mestiere, non sarà sempre il numero uno, ma si piazza subito dopo. Un caso come quello della Melandri a cui è stato affidato il MaXXI di Roma, qui non sarebbe neanche immaginabile. Ieri in Germania i direttori erano delle star, scomodi, e individualisti, ora sono andati in pensione, o sono all'estero grazie al loro talento. Come, ad esempio Klaus Biesembach, 48 anni, che trasformò insieme con amici una vecchia fabbrica di margarina nella Auguststrasse, a Berlino, nel centro artistico «Kunst-Werke», e che ora è passato al MoMa di New York. O lo svizzero Hans-Ulrich Obrist che, dopo varie esperienze in Germania, ora dirige la Serpentine Gallery a Londra. Ma per fortuna, commenta il periodico, i divi non hanno soffocato gli allievi ed ora la Germania ha a disposizione una nuova generazione di giovani eccellenti, anche se non hanno la personalità stravagante dei maestri. Come Philipp Demont, 43 anni: dodici anni fa si è diplomato in storia dell'arte a Berlino, ed oggi dirige la Alte Nationalgalerie nella capitale. E' bravo, e la carriera è stata rapida. Sarebbe possibile da noi? E i tedeschi scelgono i migliori, anche all'estero, come il fiorentino Roberto Contini che cura la sezione italiana della Gemälde Galerie, che ospita i capolavori del nostro Rinascimento. Andreas Beitin, 46 anni, dirige il Museum für Neue Kunst di Karlsruhe; Felix Krämer, 43 anni, è tra i candidati alla direzione della Hamburger Kunsthalle o del Ludwig Museum di Colonia. Alcuni esempi tra tanti. Per far fruttare i nostri siti artistici e archeologici non serve inventare nuove strutture burocratiche, basterebbe scegliere i migliori, e dargli i mezzi necessari per andare avanti. Non sempre servono altri fondi. A Pompei non hanno ancora speso i fondi ricevuti dalla Unione Europea.
GERMANIA-È impossibile un caso Melandri
I direttori dei musei tedeschi sono in aumento, con una nuova generazione di professionisti che amano i luoghi e gli oggetti affidati alle loro cure. In Germania, i politici non si immischiano nella nomina dei direttori, e chi viene scelto conosce il suo mestiere. Alcuni esempi di direttori tedeschi sono stati nominati, come Philipp Demont, che dirige la Alte Nationalgalerie a Berlino, e Roberto Contini, che cura la sezione italiana della Gemälde Galerie. In Italia, i politici cercano di impadronirsi dei musei e gallerie, come gli Uffizi e Brera, senza sentire il parere dei diretti interessati.
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