Le città venete sono grandi città senza essere città grandi. Con ciò seguendo il pensiero di Aristotele secondo il quale una grande città non va confusa con una molto popolata. Alla loro grandezza hanno contribuito la conoscenza edificata dalle università e dalle istituzioni culturali insieme alla bellezza del paesaggio urbano che nella trama dei centri storici mostra una marcata impronta di originalità. Conoscenza e bellezza si sostengono a vicenda. La corrente di conoscenza dà senso ai valori morali e civici che popolano mente e cuore degli abitanti, suscitando amore per la bellezza. La corrente della bellezza illumina i valori estetici delle città esaltandone la conoscenza. Insieme promuovono un armonioso ordine sociale ed estetico che fa lievitare la qualità del vivere la città e nella città. Se è vero che i nomi sono conseguenza delle cose, allora dovremmo avere una parola per ciascuna delle due correnti. Con l'avvento della corrente elettrica che rischiarò le città, la parola «elettrificazione» entrò nel linguaggio comune diffondendo la voglia di partecipare al banchetto della modernità per usufruire di quell'innovazione. Non è così per le correnti della conoscenza e della bellezza. Non disponiamo nella nostra lingua di neologismi che oggi spopolano nel mondo anglosassone: la «knowledgefication» per la corrente di conoscenza e la «beautification» per la corrente di bellezza. Due nomi che trasmettono questo messaggio forte: una città che è un gran bel luogo da visitare attrae i cittadini migliori e si pone a uno dei crocevia della circolazione mondiale dei talenti. In casa nostra, in assenza di quel messaggio a essere forte è il dubbio che manchiamo dei due nomi avendo spento le due correnti. Più precisamente, sono venuti meno i valori collettivi e pubblici della conoscenza e della bellezza. In assenza di questi, i valori individuali arretrano mentre avanzano i disvalori. Le amministrazioni comunali avrebbero dovuto agire da centrale elettrica che fa brillare conoscenza e bellezza delle città venete. Purtroppo, i governanti non hanno assolto il loro compito di curatori e, di conseguenza, si sono ingrossate le fila dei vandali. Costoro vedono nei portici, nei muri, nelle strade e piazze cose materiali da consumare a proprio arbitrio. Non scorgono ciò che è intangibile, come lo sono la creatività e la storia che hanno dato vita ai paesaggi urbani. L'urgenza di oggi è materializzare ciò che è intangibile, ricorrendo anche alle tecnologie digitali che danno visibilità ai pensieri creativi e alle trame della storia. In Inghilterra, facendo uso proprio delle tante applicazioni digitali si è deciso di dare voce ai personaggi rappresentati nei monumenti delle città. A coloro che vi si avvicinano, essi raccontano la loro storia e quella del luogo che oggi li ospita. È questa un'opera di sensibilizzazione culturale che non solo protegge gli investimenti in manutenzione, ma che, soprattutto, dà credibilità all'affermazione che sarà la bellezza a salvare le città venete. Altrimenti, non restano che le grida di manzoniana memoria le cui imposizioni di divieti ed elargizioni di sanzioni ai trasgressori restano il più delle volte velleitarie mancando di solide radici culturali, e quindi prive di efficacia nel tempo.
La bellezza e la conoscenza
Le città venete sono grandi città senza essere grandi città. La loro grandezza deriva dalla conoscenza e dalla bellezza del paesaggio urbano. La conoscenza e la bellezza si sostengono a vicenda, creando un armonioso ordine sociale ed estetico. Tuttavia, manca una parola per descrivere le due correnti: conoscenza e bellezza. La conoscenza è stata elettrificata, ma non c'è un termine per descrivere la corrente di conoscenza. La bellezza è stata oggettivata, ma non c'è un termine per descrivere la corrente di bellezza. Le amministrazioni comunali dovrebbero agire come centrale elettrica per promuovere la conoscenza e la bellezza.
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