STOP ai lavori. Questa volta a ordinare il blocco del cantiere per la costruzione della palazzina da 12 metri sul lungomare di Bari, sede del Genio civile, sono i giudici del Tribunale amministrativo regionale. Il Tar ha infatti accolto il ricorso presentato dal comitato dei cittadini, difesi dall'avvocato Luigi Paccione, sospendendo immediatamente i lavori e fissando l'udienza nel merito al 15 ottobre prossimo. Si tratta dell'ennesima puntata di un lunghissimo braccio di ferro tra Comune, ministeri e Soprintendenza che dà ragione a quanto sostenuto fino a oggi dall'amministrazione comunale. «Serve - scrivono i giudici del Tar - un approfondimento teso a verificare che la realizzazione del contestato ampliamento non comprometta la cornice urbana di rilevante pregio paesaggistico, architettonico e storico-culturale in cui si inserisce». Ed è proprio questa la motivazione per la quale sussistono, si legge nel provvedimento, «i presupposti dell'estrema gravità e urgenza tale da non consentire la dilazione fino alla data della prossima Camera di consiglio utile, posto che si assisterebbe ad un incremento delle dimensioni del rustico in corso di costruzione». Contemporaneamente l'amministrazione ha ordinato una decina di demolizioni e sospensioni di lavori per manufatti abusivi: è il pugno duro annunciato dal Comune in quella città che secondo le statistiche è quella con più reati di abusivismo in tutta la Puglia. ILAVORI non possono andare avanti. Vanno immediatamente sospesi. Almeno fino al 15 ottobre, data in cui il Tar tratterà nel merito la questione. La misura cautelare provvisoria è firmata dal giudice delegato della III sezione del Tar della Puglia Giacinta Serlenga. L'ordine dunque arriva da un magistrato e, questa volta, il Provveditorato alle Opere pubbliche, titolare del cantiere, non può non tenerne conto. La costruzione della palazzina da 12 metri destinata a ospitare la nuova sede del Genio civile, una saracinesca sul mare proprio di fronte al castello svevo, si deve fermare per almeno un mese. Perché quell'area del centro storico a due passi dal mare è protetta da un vincolo paesaggistico datato 1930, dimenticato all'epoca delle autorizzazioni edilizie e riesumato solo due mesi fa dall'assessorato all'Urbanistica del Comune di Bari. C'è l'esigenza, scrive il giudice nel provvedimento con cui ha accolto il ricorso dei cittadini, di "un approfondimento teso a verificare che la realizzazione del contestato ampliamento non comprometta la cornice urbana di rilevante pregio paesaggistico, architettonico e storico-culturale in cui si inserisce" . Ed è proprio questa la motivazione per la quale sussistono "i presupposti dell'estrema gravità e urgenza tale da non consentire la dilazione fino alla data della prossima Camera di consiglio utile, posto che si assisterebbe ad un incremento delle dimensioni del rustico in corso di costruzione". A presentare il ricorso, curato dall'avvocato Luigi Paccione, era stato il comitato di cittadini che da mesi si batte contro la realizzazione di un "ecomostro" seppur in dimensioni ridotte. Un ultimo tentativo, quello portato avanti dal comitato "Parco del castello", dopo le numerose manifestazioni e raccolte firme messe in campo da sei mesi. La tesi sostenuta dal comitato è che quella palazzina da tre piani sorge in un'area storica in cui, secondo il piano particolareggiato di zona, dovrebbe nascere invece un parco con tanto di mura medievali, al momento sotto l'asfalto, da recuperare. Attorno a quell'idea si è sviluppato un progetto che prevede lo spostamento del traffico e della strada all'interno del porto congiungendo il castello a piazza Santa Chiara. A supporto di questa tesi è intervenuto un ulteriore elemento non di poco conto: su quella zona nel 1930 è stato apposto un vincolo di tutela paesaggistico di cui fino a due mesi fa nessuno sapeva niente. Dunque tutte le autorizzazioni date in sede di Conferenza dei servizi, cui hanno partecipato Comune di Bari, Regione Puglia, Sovrintendenza per i beni culturali e Provveditorato alle Opere pubbliche, non possono essere considerate valide perché prive di un fondamentale elemento di valutazione. Alla luce del vincolo Comune e Regione avevano ripetutamente chiesto di bloccare i lavori e di riconvocare la Conferenza di servizi. Invano. Il Provveditorato era andato avanti forte del supporto della Sovrintendenza che, riscoperto il vincolo, ha comunque ritenuto l'opera ammissibile prescrivendo come unico intervento di mitigazione la piantumazione di pitosforo. L'atto di "arroganza" di Provveditorato e Sovrintendenza era stato censurato anche da un'interrogazione parlamentare presentata dai deputati Pd al Ministero delle Infrastrutture. Niente, però, fino a ieri aveva bloccato quella palazzina a tre piani. È dovuta intervenire la magistratura". "È un'emozionante occasione per la società civile di Bari che per la prima volta a furor di popolo ha ottenuto un risultato di sensibile importanza in ambito paesaggistico commenta l'architetto Augusto De Cillis tra i promotori del comitato e del ricorso abbiamo l'occasione storica per fare di Bari una città moderna con un polmone verde in pieno centro. Per 70 anni è stato omesso il vincolo e sul lungomare si è costruito: non interventi fatti dal palazzinaro distratto, ma dal pubblico in maniera illecita. Sembra che la Sovrintendenza e il Provveditorato abbiano voluto pervicacemente resistere".