Un pescatore ha notato tre ceppi di ancora in fondo al mare e ha allertato la guardia di finanza Ora sono esposti con le anfore SONO stati presentati a Taranto, al chiostro di San Domenico, sede della sovrintendenza per i beni archeologici della Puglia, i tre ceppi di ancore in piombo di epoca romana, recentemente recuperati a largo di Torre Castelluccia ad una profondità di circa 30 metri, grazie alla collaborazione tra il servizio subacqueo della soprintendenza ed il reparto operativo aeronavale della Guardia di Finanza di Bari. Il recupero dei reperti archeologici è stato solo l'ultimo atto di un'intensa attività di ricerca subacquea avviata, dopo la segnalazione di un cittadino, dai sommozzatori del II nucleo della stazione navale Guardia di Finanza di Bari stanziati a Taranto. Anotarli per primo sul fondo del mare è stato Fernando Santoro, un pescatore subacqueo professionista di Pulsano. A fine luglio si è immerso nelle acque di Lido Silvana, più precisamente davanti a Torre Castelluccia, a caccia di aragoste e invece a trenta metri di profondità ha trovato tre ceppi di ancora in piombo di epoca romana. «Li ho subito riconosciuti racconta da ragazzo li avevo visti su un libro di archeologia. Ho avvisato subito i sub della guardia di finanza perché fossero recuperati prima che qualcun altro se li prendesse ». Subacquei della Soprintendenza dei beni archeologici e delle fiamme gialle poi hanno fatto il resto: agganciati a dei palloni hanno riportato alla luce pezzi di storia che agli occhi degli esperti raccontano molto delle rotte marittime che anticamente collegavano il Mediterraneo, in particolare il litorale ionico, con l'Oriente. Ora i ceppi, che originariamente erano collegati al vertice di ancore di legno, sono già esposti insieme ad anfore della stessa epoca (si ipotizza il secondo secolo prima di Cristo) nel trecentesco chiostro di San Domenico, nel cuore della città vecchia di Taranto, sede della Soprintendenza per i beni archeologici della Puglia. Gli studiosi li stanno analizzando a caccia di iscrizioni che aiutino a fornire qualche dettaglio in più sull'imbarcazione. «Si tratta di un ritrovamento molto importante commenta Arcangelo Alessio, responsabile del nucleo subacqueo della Soprintendenza che conferma la presenza di una rotta commerciale lungo la costa. I reperti riportati in superficie sono due ceppi di ancora di piombo di tipo fisso senza perno centrale dal peso di circa 170 kg ciascuno e un ceppo mobile, molto raro, pesante circa 40 kg. Erano usati sulle imbarcazioni romane già sul finire del quarto secolo avanti Cristo e fino al terzo secolo dopo Cristo. Venivano realizzati con materiale ricavato dalle miniere di piombo della Britannia, della Spagna o della Sardegna spiega Alessio in particolare il ceppo mobile era applicato all'ancora in legno e non se ne conoscono molti esemplari. Uno simile è stato ritrovato negli anni Novanta a largo dell'isola di Santo Ianni, di fronte a Maratea. In quell'occasione, su 50 ceppi di ancore solo una aveva il ceppo mobile, da ciò si intuisce la sua rarità». Gli esperti ritengono che i ceppi possano appartenere a navi romane che improvvisamente si sono trovate in difficoltà a causa di una mareggiata e probabilmente hanno fatto naufragio per la rottura delle ancore. Lo testimonia una piega anomala su di un ceppo. Ora sono al lavoro per incastrare questo nuovo pezzo nel puzzle della storia. Si studia l'ipotesi che i ceppi appartengano ai due relitti scoperti nel 1972 proprio nelle acque di Lido Silvana, a poca distanza dal nuovo ritrovamento. All'epoca si fece anche un tentativo di portare a galla i relitti ma la sabbia li tiene ancora prigionieri. «Si tratta di una ulteriore testimonianza dell'immenso patrimonio archeologico sommerso commenta Luigi La Rocca, soprintendente archeologo di Taranto le acque del porto, di San Vito, di Saturo sono ricche di giacimenti archeologici. Il nostro compito, non semplice, è quello di tutelarli e renderli subito fruibili, come in questo caso». Gli Indiana Jones della Soprintendenza stanno organizzando a Nardò una sezione specializzata per trovare e curare reperti custoditi dal mare. «L'importanza delle segnalazioni dei cittadini, come in questo caso, è fondamentale commenta il colonnello Maurizio Muscarà, comandante del reparto operativo aeronavale della finanza perché purtroppo questi reperti rischiano di finire nelle mani di cacciatori di tesori e sul mercato nero».