A luglio scorso, alla notizia dei carotaggi previsti nell'area del teatro greco-romano, è scoppiata la protesta di ambientalisti e cittadini che, con motivazioni diverse, si sono schierati a tutela del «laghetto» che da più di tre lustri invade la scena. Un affiorare d'acqua sorgiva che aggiunge fascino al luogo e che è stato considerato elemento di particolare suggestione anche per la scenografia di spettacoli. Basti ricordare la splendida messa in scena, nell'estate 2012, dell'«Ifigenia in Aulide» di Mircea Eliade, per la regia di Giampiero Borgia. Allora la direttrice del costituendo «Parco ARCHEOLOGICO di Catania», la dottoressa Maria Grazia Branciforti, tranquillizzò tutti assicurando che l'esplorazione avrà esclusivamente fini conoscitivi e che non si intende prosciugare il «laghetto», ormai entrato a far parte dell'immagine del nostro teatro. Comunicò, inoltre, che i lavori sarebbero stati posticipati all'autunno in modo da farli coincidere con il periodo di chiusura del teatro necessario per effettuare i lavori di valorizzazione finanziati con fondi europei. Le apparecchiature, infatti, sono invadenti e rumorose e le trivellazioni avrebbero disturbato notevolmente la fruizione del monumento da parte di visitatori e turisti. Sulla vicenda interviene adesso il geologo Giovanni Ciranna, esperto di indagini geognostiche attivo in tutta Italia. E interviene per ricordare che proprio lui - con la Ditta Ngt (Nucleo di geologia tecnica) - effettuò, nel 2001, uno studio della falda acquifera del teatro romano, avendo vinto una gara d'appalto, e con contratto a firma dei funzionari del Comune arch. Gabriella Sardella e dottor Antonio Puglia. Lavori che condusse in stretto contatto, oltre che con il Comune, con la Sovrintendenza e il Genio civile. Allora effettuò 15 perforazioni geognostiche a carotaggio di cui 8 nella zona del teatro e altre 7 nelle aree limitrofe, da piazza Dante a piazza San Francesco fin dentro il palazzo municipale. Uno di questi carotaggi è stato fatto proprio al centro dell'area dell'orchestra del teatro, lì dove affiora l'acqua. A intervento concluso, nel dicembre 2001, furono consegnati all'amministrazione tutti i materiali estratti, cioè le colonne dei carotaggi, per i successivi studi che non rientravano tra i compiti assegnati alla ditta. Il dottor Ciranna ricorda che allora in ognuna delle perforazioni fu inserita una «tubazione di rivestimento in Pvc», di 10 centimetri di diametro e di 30 metri di profondità, tubazioni grazie alle quali effettuò numerose misurazioni sul livello della falda acquifera calando una rondella metrica con filo elettrico alla cui estremità era posto un sensore che, al contatto con l'acqua, faceva scattare un campanello. La cosa interessante è queste tubazioni sono ancora lì, protette dai tappi di ghisa che il dottor Ciranna si preoccupò di procurarsi proprio per consentire ulteriori future misurazioni. Di qui il suo intervento sulla vicenda per ricordare che i carotaggi sono stati fatti, che si possono fare nuove misurazioni attraverso le tubazioni ancora sul luogo, e che, dunque, «se non ci sono particolari obiettivi scientifici per nuove indagini, si può contare su queste perforazioni per affrontare il problema dell'acqua alta al teatro romano». Come dire che se i carotaggi hanno un obiettivo pratico, di geologia applicata, gli strumenti ci sono già. Il dottor Ciranna non conosce l'esito degli studi fatti sul materiale che mise a disposizione del Comune, ma se sono stati fatti dovrebbero essere esaustivi. In ogni caso da quelle indagini ricavò un'idea chiara dell'andamento delle acque sotterranee nella zona. Acque che da sempre scorrono nel sottosuolo convergendo nel confluvio del così detto fiume Amenano. «Durante le perforazioni - racconta - si verificò, tra piazza Duomo e le vie Vittorio Emanuele e Marletta, uno sprofondamento che mise in luce cunicoli antichi e tubazioni sotterranee che fu possibile esplorare attraverso "talpe robots" telecomandate da specialisti. Dalla pulizia di tali condotte scaturì un notevole deflusso di acque cui seguì lo svuotamento della cavea. Di qui la conferma del fatto che le periodiche inondazioni, dovute ad occasionali innalzamenti della falda, erano presenti anche in tempi antichi». A suo avviso è anzi probabile che, per tenervi spettacoli d'acqua, fosse previsto addirittura un sistema per inondare l'area dell'orchestra e per il suo rapido deflusso. Sistema intralciato dalla costruzione, negli anni Sessanta, di un enorme collettore fognario lungo via Vittorio Emanuele, infrastruttura per realizzare la quale furono costruite imponenti paratie in cemento armato a protezione della stessa condotta e dei palazzi che fiancheggiano la strada. E conclude dicendo che, a suo avviso, sarebbe meglio evitare, per motivi di igiene, che l'acqua inondi la scena del teatro perché convoglia anche scoli fognari abusivi, mucillagini e vari tipi di insetti. In questa ipotesi - che la direttrice del teatro, finora, ha scartato - suggerisce di intercettare le acque prima che riaffiorino nel teatro e di convogliarle in una condotta d'acque bianche che porta al mare attraversando Villa Pacini. 17092014
SICILIA - Nel 2001 ben 8 perforazioni nell'area
A luglio scorso, è scoppiata la protesta di ambientalisti e cittadini a tutela del laghetto che invade il teatro greco-romano di Catania. Il geologo Giovanni Ciranna, esperto di indagini geognostiche, interviene per ricordare che nel 2001, con la ditta Ngt, effettuò uno studio della falda acquifera del teatro romano. Durante le perforazioni, si verificò uno sprofondamento che mise in luce cunicoli antichi e tubazioni sotterranee. Ciranna ricorda che le tubazioni di rivestimento, inserite nelle perforazioni, consentono di effettuare misurazioni sul livello della falda acquifera.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo