Ieri era il "day after", il giorno dopo le dimissioni da assessore regionale della siracusana Maria Rita Sgarlata, e come dopo un'esplosione nucleare che congela il panorama e lascia sul terreno i resti del passato, adesso è il tempo dei commenti, delle prese di posizione a freddo, delle analisi. L'eco della rottura Crocetta - Sgarlata ha battuto anche alla porta dell'assessore alle Politiche sociali, Liddo Schiavo, ma si smorza sotto il dito che indica una notizia di stampa che lo chiamerebbe vagamente in ballo come candidato all' Ambiente regionale. «Non so che dire - afferma - e non intendo dire nulla prima che la cosa abbia una sua consistenza e veridicità». E se dovesse arrivare una chiamata? «Resta inteso che la considero soltanto una voce alimentata da qualche trafiletto, ma se dovesse concretizzarsi sarebbe indubbiamente un'opportunità sia per il territorio di Siracusa che per l'area politica che rappresento». Sa che si troverebbe a dover vivere in equilibrio tra chi la riterrebbe amico dei supposti palazzinari o degli ambientalisti? «Lo so. Accadrebbe a chiunque occupasse quella poltrona». Poi il dito si solleva dalle tre righe di stampa, e sale il mutismo a riguardo, «ne riparleremo se dovesse mai arrivare una proposta ufficiale». Proposta che di fatto si dissolve prima di essere formulata, perché nella serata di ieri il governatore Crocetta ha annunciato ufficialmente che a sedersi come assessore all'Ambiente al posto della Sgarlata sarà Piergiorgio Gerratana, 31 anni, originario del Ragusano ma residente a Rosolini. Intanto, sulle dimissioni della Sgarlata in virtù di quello che lei ha definito un "clima di veleni", sono intervenuti l'assessore comunale Mariagrazia Cavarra e i consiglieri Cosimo Burti, Giuseppe Casella e Gianluca Romeo, che hanno sottolineato come nel «disordine e poca chiarezza che caratterizzano sempre più il governo siciliano» l'operato della Sgarlata non poteva più proseguire, specificando che l'ex assessore era «troppo corretta per le abitudini nostrane». Amarezza per il deputato regionale Marika Cirone Di Marco, per la quale le dimissioni di Maria Rita Sgarlata «sorprendono per le ricadute negative sulla credibilità delle istituzioni democratiche e della classe dirigente politica della Sicilia». Più pragmatico il consigliere comunale Elio Di Lorenzo, il quale ipotizza che dietro il bailamme possa celarsi il tentativo di far calare un "velo pietoso" su altre problematiche più serie, e far passare i consiglieri siracusani quasi per "pupi nelle mani di pupari occulti". Una costola delle polemiche in corso è quella nata dalle dichiarazioni del deputato regionale Pippo Gianni, il quale aveva accusato il verde Peppe Patti - difensore delle ragioni della ex sovrintendente Beatrice Basile - di rapporti poco chiari con il marchese De Gresy, responsabile della società che vorrebbe costruire un resort alla Pillirina. «Risponderò una volta per tutte - chiarisce Patti - Ho incontrato De Gresy l'utima volta 4 anni fa in piazza Duomo, accompagnato dal suo uomo di fiducia, il dottore Peppe Magrì. Mi hanno offerto un caffè. A noi ambientalisti ci dipingono come quelli dei no ad oltranza, e non è così: discutiamo. Venne fuori in quell'occasione un suggerimento a De Gresy, ovvero perché non provasse a dialogare con Sos Siracusa, che raccoglieva diverse sigle. A svelare gli interessi sulla Pillirina, e cioè 80 mila metri cubi di manufatti ». Patti rivela che date le posizioni, nessun dialogo costruttivo poteva essere fatto con la società di De Gresy. «La riserva doveva essere fatta. Sosteniamo che è necessaria. Non recediamo di un centimetro». E risponde a muso duro a Gianni: «Questi sono stati i miei unici rapporti col marchese. Gianni non è abilitato a parlare di ambiente fino a quando non chiarirà alcuni suoi rapporti pregressi con i costruttori, o con le lobby del fotovoltaico». seby spicuglia 17092014