Travolta dalle polemiche, sfiduciata dal presidente della Regione, si dimette l'assessore Sgarlata Alla fine, l'assessore regionale all'Ambiente, Maria Rita Sgarlata si è dimessa. Avevano continuato per settimane a volteggiare i corvi, sullo specchio della sua piscina, prima distanti come a prendere le misure, poi via via in cerchi concentrici sempre più stretti, come un presentimento che porta ombre e allusioni di un futuro scuro e confuso. Le avvisaglie del disfacimento del rapporto tra l'assessore Sgarlata e il presidente della Regione sfociato nelle dimissioni della prima, si erano fatte più rumorose nelle ultime ore, mentre da più parti risuonavano le posizioni contrastanti, da una parte chi tuonava di favoritismi e amicizie, dall'altra chi sminuiva la storia della piscina (smontabile, non interrata, pare blindata da permessi e nessuna irregolarità) risolvendo tutto in una pacata tirata d'orecchie per una questione di inopportunità. Nelle ultime settimane da Palermo era giunto l'ordine della sospensiva alla soprintendente Beatrice Basile, firmataria secondo le accuse di quel permesso per la piscina rilasciato con troppa leggerezza; secondo gli estimatori invece una martire del rispetto dell'ambiente e del territorio. E poi l'arrivo del nuovo soprintendente Calogero Rizzuto, catapultato al centro delle polemiche con strascico di indagini retroattive sul suo operato, sminuito a ruolo di comparsa nell'ombra, di testa di ponte per un passaggio di consegne a detta di alcuni di filigrana politica, a detta di altri sul tapis roulant di un semplice avvicendamento. E lei, Maria Rita Sgarlata, pupilla del governatore Crocetta, era rimasta incartata nella scelta di non parlare, di muoversi tra i corridoi dei comunicati stampa, nell'attesa di chiarimenti che avrebbero dovuto appianare le polemiche e spiegare la sua posizione. Cercata al telefono da ogni parte, per uno scampolo di dichiarazione olografa, chiusa nella necessità di non compiere passi falsi mediatici e la voglia di raccontare il suo punto di vista, di una villa regalo di nozze dei genitori, della loro scomparsa, di quella piscina che adesso rischia di riversare acqua oltre i margini come una macchia indelebile. E poi le dichiarazioni degli ultimi giorni, nelle quali sembra si adombrasse il pericolo di un "partito" dei costruttori che accerchia la SOPRINTENDENZA. Chi le è stata vicina in questi giorni l'ha descritta indignata per le voci che la dipingevano come un Giano bifronte che da una parte chiedeva perimetrazioni a difesa dell'ambiente e dall'altra passava l'estate immersa in quella vasca a 150 metri dal mare, refrigerio momentaneo ma anche pentolone nel quale i "nemici" vorrebbero cuocerla come un'aragosta sacrificale. In questo psicodramma tra il politico e l'epico, tra gli scranni dell'Ars e la quiete nervosa di una casa siracusana, si è consumata l'attesa più pesante, quella di chiarimento che sembrava sempre più improbabile e la cesura definitiva tra Crocetta e la Sgarlata, tra il "padre" di quella che venne salutata come una nuova primavera siciliana e la sua "creatura". Un'Elettra che attorniata da amici e familiari ha valutato nelle ultime 24 ore quale strada seguire, se sciogliere ogni riserva e presentare le sue dimissioni, o attendere che fosse il "padre" Crocetta, a infliggerle la punizione dovuta: basta, via, non mi fido più di te. Adesso quel crocevia è stato superato, è stata la "figlia" a recidere il cordone, lasciando comunque aperta la ferita di una SOPRINTENDENZA avvolta nelle ombre; nell'ombra lunga di quelle carte che secondo alcuni sono partite alle prime luci dell'alba di un inizio agosto da Siracusa per planare su una scrivania a Palermo. Forse la scelta di presentare le dimissioni potrà riportare chiarore su un palcoscenico calpestato laboriosamente ogni giorno da impiegati, supervisori, tecnici e specialisti. Forse aprirà nuove ferite, porterà a nuovi confronti o a nuove accuse. Ieri pomeriggio Maria Rita Sgarlata ha rimesso il suo mandato da assessore. Dopo giorni nei quali «si è sentita accerchiata» come uno dei suoi amici ha dichiarato, ha fatto la sua scelta. Ma quella piscina resterà a lungo il simbolo di una battaglia, più o meno feroce, più o meno combattuta ad armi pari o lecite. Il tappo è saltato, l'estate terminata rende inutile la vasca, e forse dallo scarico libero fluiranno polemiche e accuse, e di nuove ne arriveranno. Nelle ultime ore la vasca si era fatta sempre più simile ad un'arena, al centro della quale si attendeva lo scontro finale, l'ammissione di una colpa o un improbabile abbraccio pacificatore. Un palco, sul quale si è rappresentato l'ultimo atto, quello della "pena" da pagare: l'uscita di scena. 16092014