Non c'è pace per San Galgano. In tempi di Codici da Vinci, Templari e Conti Dracula, la grande abbazia scoperchiata e la vicina chiesetta con la spada conficcata nella roccia sono diventate un punto di riferimento per amanti del mistero, patiti di occultismo, spostati di vario genere. E per l'ultimo solstizio d'estate, il 20 giugno scorso, il Grande Oriente d'Italia ci ha organizzato l'ormai abituale cena sotto le stelle, addobbandola con i simboli massonici: un appuntamento che non è proprio ciò che si vorrebbe vedere in un monumento pubblico, che è pure una chiesa. Ma se le arcate protogotiche di San Galgano incantano esaltati e massoni, non seducono purtroppo gli amministratori locali. Qualche anno fa il comune di Chiusdino ha costruito proprio accanto all'Abbazia un enorme e squallido parcheggio, pensato per i grandi eventi (non solo l'annuale ritrovo massonico, ma anche i concerti e l'opera, quando il Monte dei Paschi ancora pagava): una colata di cemento in mezzo alla valle, illuminata di notte come fosse un aeroporto. Ora, invece, è la volta del comune confinante, Monticiano: che ha deciso di costruire in vista di San Galgano una centrale a biomassa, che, per quanto piccola, sputerà fumo 24 su 24 da una ciminiera alta venticinque metri. Non proprio l'ideale, per il meraviglioso paesaggio di San Galgano. Ma nonostante le cinquecento firme raccolte in paese e nonostante il volantinaggio organizzato dal comune di Chiusdino (contrarissimo), la sindaca di Monticiano Sandra Becucci ha confermato che la centrale si farà, perché «bisogna anche avere il coraggio di affrancarci dalla logica del petrolio». Ma, come ha scritto l'archeologo Marco Valenti «la questione in questo caso non è "biomasse si, biomasse no": la legge ne permette la costruzione e saranno gli amministratori a dover ascoltare le istanze dei cittadini e tenerne conto. Il problema è, semmai, di trovare altra collocazione, in zona più periferica e di scarso impatto non solo visivo ma anche di circolazione ed eventuali snaturamento e riconversione delle colture locali».