Per gli studiosi e gli amanti delle bellezze della costa Tarantina non rappresentano una sorpresa. Ma il ritrovamento e il recupero di tre ceppi d'ancora in piombo, si presume di epoca romana, a largo della Marina di Pulsano, sono comunque una piacevole conferma dell'importanza storica del territorio e delle rotte commerciali che fin dall'antichità lo hanno attraversato. I tre reperti sono stati presentati nel chiostro del trecentesco convento di San Domenico che ospita la Soprintendenza per i beni archeologici della Puglia, dal soprintendente archeologo, Luigi La Rocca, i funzionari Laura Masiello e Arcangelo Alessio, dal colonnello della Guardia di Finanza, Maurizio Muscarà, comandante del Reparto operativo aeronavale di Bari, e dal sindaco di Pulsano, Giuseppe Ecclesia. Con loro anche Fernando Santoro, esperto subacqueo, cittadino comune, che ha per primo avvistato i reperti lo scorso luglio e li ha segnalati. Si tratta di due ceppi d'ancora di tipo fisso, senza perno, uno dei quali pesa 165 chilogrammi, utilizzati da navi di grande stazza per l'epoca. E uno di tipo mobile, senza i due bracci e ingombro, di dimensioni più piccole, in dotazione su imbarcazioni più leggere o applicato alle ancore maggiori come supporto, nel caso fossero prive di carico. «Sono un'ulteriore testimonianza delle antiche rotte delle navi greche e romane spiega l'archeologo Arcangelo Alessio e rappresentano un documento di cultura materiale e storica di elevata importanza». Le ancore erano a una profondità di 30 metri, in un'area marina a circa 400 metri dalla riva di Torre Castelluccia, in una zona di sicuro interesse archeologico, oltre che paesaggistico (si tratta di una delle zone più belle della costa, bagnata da acque cristalline e circondata dalla grande pineta, in parte danneggiata dall'incendio che distrusse il camping di Lido Silvana nel giugno del 2001). Nei dintorni della torre costiera d'avvistamento cinquecentesca, infatti, c'è uno dei più antichi villaggi protostorici dell'intero Golfo di Taranto, risalente all'età del bronzo, e a poche centinaia di metri, sempre sulla costa, proprio sulla scogliera sulla quale era insidiato il camping, si trovano ancora i resti e le fondamenta di ville di epoca romana. Ma le tre ancore hanno, con molta probabilità, una relazione con i due relitti, di epoca romana, insabbiati a poca distanza dal punto dove sono state recuperate le ancore. «Si tratta come racconta ancora l'archeologo Arcangelo Alessio di una scoperta del 1972, per la quale intervenne il centro sperimentale di archeologia sottomarina di Albenga. Quel tratto di costa è probabile che fosse usato come riparo. Insabbiate si trovano una imbarcazione leggera di 17 metri e una più grande, prive di carico. L'unico indizio ritrovato nelle vicinanze fu un frammento di ceramica di epoca romana. La suggestione è, appunto, che i ceppi appartengano alla nave più grande». Le ancore, esposte ieri assieme ad alcune anfore coeve, alcune contenenti della pece, materia che si usava per il rivestimento delle chiglie delle imbarcazioni, dovranno essere «ripulite» con particolari tecniche, per capire se ci siano incisioni che possano dare indicazioni sull'epoca e la provenienza delle navi. Le operazioni di recupero sono state molto delicate e sono avvenute grazie all'apporto di uomini, sommozzatori, imbarcazioni e gru del reparto operativo aeronavale della Guardia di Finanza, impegnata anche nel controllo della zona del ritrovamento. «La nostra attività spiega il colonnello Muscarà è avvenuta grazie alla segnalazione del cittadino. Questo è un aspetto importante, perché la più efficace sentinella a tutela del territorio è proprio il cittadino, come contro la pesca di frodo o l'abusivismo». Tutto il litorale Tarantino è interessato da reperti antichi. I ritrovamenti di Torre Castelluccia, infatti, si sommano a quelli del relitto con sarcofagi in marmo recuperato negli anni Sessanta al largo di Torre Sgarrata, circa due chilometri più a est, segno dei traffici commerciali con il Medio Oriente e delle rotte con la Grecia, la città di Taranto, il suo golfo, e l'approdo a Roma attraverso il mar Tirreno. Una altro relitto carico di laterizi si trova, infatti, davanti alla costa di Torre Saturo, nella Marina di Leporano, dove da qualche anno è aperto uno dei più importanti parchi archeologici del Sud Italia. Altre testimonianze sono i sarcofagi semilavorati in marmo di San Pietro in Bevagna e le colonne in marmo rinvenute a Porto Cesareo, oltre al relitto medioevale recuperato davanti all'isola di San Nicolicchio (altra zona di interesse archeologico, dove era insediato un antico convento e sono state ritrovate altre testimonianze di epoca greca e romana), proprio all'interno del porto di Taranto. Quest'ultimo reperto, dopo il restauro, tornerà sulle rive dello Ionio fra un anno, con la speranza che possa trovare uno spazio per essere esposto.
Taranto. Pezzi di un grande tesoro nascosto il fondo al mare
Tre ceppi d'ancora in piombo, di epoca romana, sono stati recuperati a largo della Marina di Pulsano, in Puglia. I reperti sono stati presentati al convento di San Domenico, dove sono stati esaminati da esperti. Le ancore sono state trovate a una profondità di 30 metri, in un'area marina a circa 400 metri dalla riva di Torre Castelluccia. Sono state recuperate due ancore di tipo fisso e uno di tipo mobile. Le ancore rappresentano un documento di cultura materiale e storica di elevata importanza. Sono state recuperate grazie all'apporto di uomini, sommozzatori, imbarcazioni e gru del reparto operativo aeronavale della Guardia di Finanza.
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