Renzi gela di nuovo i sindaci salentini «Non possiamo perdere quel tubo» BARI Come era nelle previsioni, la Regione Puglia conferma il proprio 'no' all'approdo del gasdotto Tap a San Foca di Melendugno. Ma diversamente dal recente passato, non si tratta di dichiarazioni politiche. Ora arrivano gli atti amministrativi. Nichi Vendola, confermando le indiscrezioni della vigilia, traccia la linea di condotta che si appresta ad intraprendere: la giunta regionale opporrà il proprio rifiuto («diniego») a stipulare l'intesa con il governo nel procedimento per il rilascio dell'autorizzazione unica. L'annuncio arriva ieri dalla voce del governatore, nel corso della visita istituzionale alla Fiera del Levante. «Non diciamo un 'no' pregiudiziale al gasdotto dice Vendola ma un 'no' alla localizzazione a Melendugno». A questo punto, mentre sembrava di essere arrivati alla definizione della vicenda, la partita si riapre. Come volevano i sindaci della zona. Si è assistito in questi giorni a continue docce scozzesi. Prima il governo emette il decreto con il parere favorevole sulla valutazione di impatto ambientale (Via) presentato da Tap su San Foca. Poi, sabato, il premier Matteo Renzi dice ai sindaci salentini incontrati a margine della Fiera del Levante, che un altro approdo sarebbe possibile: a condizione che venisse individuato dagli stessi primi cittadini. Lunedì il ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti, dice che no, l'approdo è deciso ed è San Foca. Ieri, nella direzione del Pd, nuovo affondo del premier. Non disattende l'impegno con i sindaci, ma è una intimazione a decidere. Dice Renzi: «L'idea che l'Italia, Paese che si atteggia a maggiore apertura agli investimenti internazionali, non riesca ad accogliere un tubo di 90 centimetri di diametro... Occorre una risposta chiara: ne va della nostra credibilità. Trovo discutibile che non si possa tirare fuori in Sicilia e Basilicata ciò che è già patrimonio del nostro Paese e creerebbe più posti di lavoro». Qui si allude al petrolio. Anche Vendola ieri torna sul punto e rimette tutto in discussione perché costringe il governo quanto meno a riaprire il dossier. Si sapeva che la giunta, ostile all'ipotesi Melendugno, avrebbe fatto opposizione. Scartata l'ipotesi del ricorso al Tar, ha puntato sul «diniego» all'intesa. La materia energetica è complessa perché intreccia competenze statali e regionali. Sicché l'autorizzazione unica può essere rilasciata dal ministero dello Sviluppo economico, solo a condizione che sia raggiunta «l'intesa» con la Regione interessata. Se la Puglia negherà l'accordo, si aprirà la strada ad una procedura in «contradditorio» tra Regione e consiglio dei ministri. In pratica, si riaprirà il dossier. E l'amministrazione Vendola potrà avanzare ipotesi alternative a San Foca. Fermo restando va sottolineato che la scelta finale compete comunque al consiglio dei ministri. «Proporremo al governo alternative localizzative dice il governatore e chiederemo una commissione tecnica mista, aperta a esponenti importanti della comunità scientifica per la validazione dei progetti. Siamo figli della cultura del principio di precauzione e questo vale tanto più quando si tratta di un territorio di pregio come San Foca. Daremo il diniego all'intesa: su questo siamo allineati al parere del ministero dei Beni culturali. A San Foca come a Nardò». Quest'ultimo riferimento allude al progettato resort a 5 stelle investimento 70 milioni cui la Regione ha negato l'autorizzazione paesaggistica (come avevano fatto i Beni culturali). Il senatore vendoliano Dario Stefàno, in corsa per le primarie del centrosinistra, sposa integralmente le decisioni del governatore. Ieri mattina, rivolto al ministro Galletti, lo aveva avvertito del fatto che «la Regione Puglia si avvarrà fino in fondo dei poteri che le vengono riconosciuti: forte delle motivazioni tecniche e delle ragioni politiche di un territorio che da anni serve gli interessi del Paese producendo più energia di quella che consuma». Quali potrebbero essere le alternative a San Foca? Vendola non si sbilancia («non sono io a decidere»). Neppure prende in considerazione l'approdo ad Otranto, cui la Regione aveva dato il proprio assenso per il progettato sbocco del gasdotto Edison, già autorizzato dal governo. «Mi sembra anche quella una zona delicata» avverte. Dunque, si vedrà. Sul terreno ci sono altre ipotesi, come quelle progettate a Brindisi e nella vicina Lendinuso. Ma, come aveva chiarito Tap, il decreto di Via considera tali approdi più impattanti di quello di San Foca, per via della marcata presenza di foreste di posidonia sul fondale marino. Oggi, intanto, arriverà la lettera dei sindaci salentini indirizzata alla Regione perché venga istituito un nuovo tavolo di concertazione sul gasdotto.
Puglia. Tap, il rifiuto della Regione al governo
La Regione Puglia ha confermato il proprio rifiuto all'approdo del gasdotto Tap a San Foca di Melendugno, a causa della forte opposizione della giunta regionale. Il governatore Nichi Vendola ha dichiarato che la Regione non può accogliere l'intesa con il governo per la localizzazione del gasdotto, a causa delle motivazioni tecniche e politiche. La materia energetica è complessa e intreccia competenze statali e regionali, quindi la scelta finale compete al consiglio dei ministri. La Regione Puglia ha già negato l'autorizzazione paesaggistica per un progettato resort a 5 stelle a Nardò.
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