«Ercolano, i suoi resti archeologici, l'antica colata di lava del Vesuvio che le ha dato la morte e l'immortalità è un mito. Una favola. Un'idea. È questo che collega Ercolano, duemila anni dopo, al mio lavoro, ai miei interessi culturali, alle mie leggende visive. La mitologia è molto più importante della storia. Parrà curioso, ma la maggior parte della gente impara la storia attraverso il cinema, non dai libri». La perentoria affermazione porta la firma di uno fra i registi più visionari dell'ultimo trentennio, quel Peter Greenaway, cineasta e pittore, che oggi (ore 19 al museo Mav parteciperà alla cerimonia di inaugurazione del Festival della Memoria. Una manifestazione legata a quella sezione del Forum Universale delle Culture che intende valorizzare insieme a Napoli anche gli altri siti Unesco della Campania. E fra questi Ercolano, appunto, dove prima di incontrare il pubblico del Museo Virtuale dove parlerà appunto della «Memoria dell'Arte» con il critico Alberto Castellano -, il regista gallese avrà la possibilità di girare fra gli scavi archeologici, lui amante dell'arte di ogni tempo, e chissà, magari catturato dall'atmosfera per un suo prossimo progetto cinematografico. Lui che nei suoi film ha sin qui spaziato fra ambientazioni cinquecentesche («Prospero's books»), seicentesche («Nightwatching», ovvero «La ronda di notte», e «Il bambino di Mâcon»), settecentesche («I misteri dei giardini di Compton House») e novecentesche («Il ventre dell'architetto»). «Penso afferma - che nessun giovane cineasta agli inizi dovrebbe avere il permesso di usare una macchina da presa o una videocamera senza aver prima frequentato tre anni di una scuola d'arte». Verità che ha avuto la possibilità di dimostrare anche in Campania, con la quale Greenaway intesse da tempi un forte legame, una regione che ama e conosce bene, grazie alle numerose presenze napoletane e non solo negli ultimi vent'anni. A partire dallo spettacolo «100 objects to represent the world» allestito nel 1997 al Teatro Politeama, passando poi per «The Children of Uranium» nel 2007 al Pan, «Democracy Talks» a Benevento Città Spettacolo nel 2008 e infine «The seventh wave», ovvero «La settima onda», istallazione liquida e virtuale tratta da «La Tempesta» di William Shakespeare, allestita a Salerno nel 2012 nella struttura dell'Ex Salid.