Da un capo all'altro della Sicilia, sale la tensione intorno ai posti dei "guardiani" dell'ambiente. Tornano in discussione le nomine fatte dalla passata leadership dei Beni culturali, rimpiazzata con il rimpasto da un asses- sore e un dirigente vicini ai Democratici riformisti di Cardinale. ASiracusasonoinballounalottizzazioneda cinquecento villette non lontano dal centro, la perimetrazione del Parco archeologico di Neapolis che blocca la trasformazione dell'ospedale in albergo e il Piano paesaggistico che non consente la realizzazione di un villaggio turistico sponsorizzato dall'imprenditore svizzero Di Gresy. Ma la partita tocca anche Agrigento, dove il Piano paesaggistico impedisce qualsiasi insediamento a meno di trecento metri dal mare: un divieto contestato da un fronte bipartisan di deputati che si battono all'Assemblea regionale per ottenerne il ritiro sui quali la politica vuole dire la sua. I campi di guerra più delicati sono nelle province dal punto di vista archeologico a dir poco sensibili: oltre a Siracusa, anche Agrigento e Messina. Ad aprire la porta a nuovi cambi sulle tolde di comando di questi enti è un cavillo: molte delle nomine varate dalla passata gestione dei Beni culturali, quella guidata dall'assessore Sgarlata e dal dirigente generale Sergio Gelardi, non sono state ancora formalmente registrate dalla ragioneria generale. A parte le nomine di Maria Elena Volpes a Palermo e Rosalba Panvini a Ragusa, le altre sarebbero tutte in bilico, prestando il fianco a quella parte di politica locale che gradirebbe altri volti. Siracusa, comunque, è il casus belli perfetto per spiegare quanto sta accadendo in gran parte dell'Isola. Perché, al di là della vicenda della piscina forse abusiva forse no della Sgarlata, è chiaro che nella città aretusea da tempo è in corso un scontro all'arma bianca tra gruppi di potere, politici e non solo, per la poltrona di soprintendente ai Beni culturali. Una poltrona che in questo momento si trova a dover gestire partite milionarie. Tre in particolare. La prima riguarda una lottizzazione da 501 villette nella zona di Tremmilia, tra la frazione Belvedere e il centro di Siracusa: il Piano regolatore varato dall'ex giunta Bufardeci in cui era assessore all'Urbanistica Ezechia Reale (l'attuale assessore regionale all'Agricoltura in quota Articolo 4 di Lino Leanza), sulla base di un'espansione della città fino a 180 mila abitanti, cosa mai avvenuta, ha previsto la possibilità di costruire abitazioni in quest'area. E già sono arrivate le prime richieste da parte dei costruttori per avere i piani di lottizzazione, per i quali occorre sempre il parere della Soprintendenza. La seconda partita riguarda la perimetrazione del Parco archeologico della Neapolis. Quella attuale, conclusa dalla soprintendente nominata dalla Sgarlata, Beatrice Basile, blocca una serie di interventi: dalla possibile trasformazione in albergo dell'attuale ospedale, che sarà spostato in quello nuovo in fase di progettazione, alla costruzione di due centri direzionali. La terza partita aperta riguarda invece il Piano paesaggistico: quello attualmente in vigore non consentirebbe, ad esempio, la realizzazione di un villaggio turistico sponsorizzato dall'imprenditore svizzero Di Gresy, quindi occorrerebbe una modifica. Su queste tre partite si gioca uno scontro nato già con la sostituzione delparlamentare l'ex soprintendente Orazio Micale, indicato nel 2012 quando a guidare l'assessorato ai Beni culturali era Sebastiano Missineo, vicino al deputato siracusano Mario Bonomo. La Sgarlata decide il cambio tra Micali e la Basile, dando il via sia alle polemiche tra ambientalisti e costruttori, i primi favorevoli al cambio e i secondi fermamente contrari, sia a una guerra di carte bollate con Micali, che vince un ricorso al giudice del lavoro. Ma si insedia soltanto per un giorno perché entra in vigore la legge Severino: condannato in primo grado per abuso d'ufficio, deve lasciare. Torna in sella la Basile, considerata da certi salotti aretusei troppo vicina agli ambientalisti: «Di certo con lei non sarebbero passate alcune lottizzazioni e nemmeno ci sarebbero state modifiche al piano paesaggistico, che è davvero eccessivo e contiene comunque degli errori. Basti pensare che blocca anche l'insediamento di attività produttive nella zona industriale, un paradosso», dice un politico siracusano di lungo corso. Inizia così un pressing insistente per il siluramento della Basile: protagonisti i costruttori e anche l'area politica che fa riferimento al deputato Pippo Gianni, quella dei Democratici riformisti di Salvatore Cardinale. Area politica che nel frattempo arriva alla guida dell'assessorato ai Beni culturali con la nomina di Giusy Furnari e del nuovo dirigente generale del dipartimento, Rino Giglione (cugino del deputato Michele Cimino, anche lui componente dei Democratici riformisti). Giglione, per prima cosa, congela alcune nomine varate dall'ex dirigente Sergio Gelardi assieme alla Sgarlata. Tra queste, proprio quella della Basile, che viene sostituita definitivamente due settimane fa con Calogero Rizzuto, per anni dirigente della Soprintendenza di Ragusa, giunto agli onori della cronaca anche per aver autorizzato la ristrutturazione della casa a mare della famiglia Lombardo a Ispica, sulla quale è in corso un processo. In ogni caso Rizzuto si troverà adesso a dover gestire patate bollenti di un certo rilievo. La guerra sulla Soprintendenza siracusana potrebbe ripetersi anche ad Agrigento: qui la dirigente nominata dal duo Sgarlata-Gelardi è Caterina Greco, che si trova a gestire il Piano paesaggistico che prevede il divieto assoluto di qualsiasi insediamento a 300 metri dalla costa. Una scelta che non piace ai deputati agrigentini all'Ars, i quali protestano nelle commissioni di merito chiedendone il ritiro: «È un piano sbagliato, ma difendo la Greco che forse qualcuno vuole sostituire per prendere in mano anche questa Soprintendenza», dice Giovanni Panepinto del Pd, riferendosi all'area dei Democratici riformisti di Cardinale. Un altro fronte che potrebbe aprirsi da qui a poco. In nome della rivoluzione, naturalmente.