Servono 8 milioni l'anno, dallo Stato zero aiuti VENEZIA Per vederli vengono da ogni angolo del mondo. I mosaici della Basilica di San Marco, 8.510 metri quadrati in tutto, sono un monumento nel monumento. Ma dietro lo splendore dei riflessi dorati che brillano quando il sole entra dalle vetrate o quando viene accesa l'illuminazione, fatta da Enel con un progetto ad hoc nel 1990, si nasconde il pericolo quotidiano del deterioramento e un lavoro lento, continuo, infinito. Per restaurare le due lunette della facciata, 40 metri quadri in tutto, ci sono voluti tre anni. Il grande nemico delle pareti esterne sono le intemperie, dentro il dramma è l'atmosfera salina umida e soprattutto l'acqua alta. Lo dice sconsolato il proto di San Marco, l'architetto Ettore Vio, che ha dedicato l'intera vita lavorativa a proteggere la Basilica dal degrado del tempo. Laurea allo Iuav, qualche anno di insegnamento universitario, poi l'arrivo alla procuratoria: in 33 anni della chiesa ha appreso tutti i segreti, ogni angolo, per lui è un «inarrivabile deposito di arte, storia e fede». Spiega che la zona più colpita è quella dell'atrio della Basilica: si allaga quando la marea supera i 67 centimetri, è il punto più basso dell'intera città. L'acqua imbeve i mattoni e inizia a salire. Quando evapora i sali fuoriescono, si ingrossano, il volume cresce del 10 per cento, e spingono fuori tutto quel che trovano. Come i marmi, che necessitano di una continua opera di desalinizzazione in vasche piene di acqua deionizzata. E soprattutto i mosaici che soffrono di distaccamenti e della perdita di tesserine. «L'acqua salata infatti in laboratorio spiega Vio - è capace di salire fino a 15 metri, contro i 2 dell'acqua normale. E i mosaici iniziano ad un'altezza di 6 metri». Il risultato è la necessità di un continuo intervento. L'occhio esperto del proto o dei mosaicisti più anziani il capo Pietro Baggio, Siro Pollazzetto o Guido Benella - osservano i segnali del degrado. Incrostazioni. Tessere che si distaccano. Rigonfiamenti. Gli esperti mosaicisti lo capiscono dal rumore che fa quando lo battono o quando usano il diapason. Una volta individuata la zona critica si procede. Prima viene fatto un rilievo degli stacchi, fotografie e una classificazione per capire la profondità. Poi si inietta il prodotto adeguato in base all'entità dello stacco. Si pulisce la superficie del mosaico e si ricostruiscono le parti mancanti. La zona del mosaico da restaurare viene avvolta in un'impalcatura volante: dentro si nasconde un piccolo laboratorio. La Basilica è piena di questi laboratori, ma sono ben mimetizzati. Ora ad esempio i mosaicisti sono impegnati nel restauro degli Apostoli e della Madonna col bambino nella parte sud dell'atrio, uno tra i mosaici più antichi della Basilica, risalente al 1070. «Per ricostruire le tesserine andate perdute racconta l'architetto Vio si utilizzano porzioni di pasta di vetro risalenti anche al 1700 e raccolti nel laboratorio in una stanza dello studio del mosaico, in uno spazio nascosto della Basilica». A volte è necessario distaccare il mosaico e portarlo in laboratorio, a piccole porzioni, per pulirlo e reintegrarlo. In tutto in Basilica lavorano 30 persone a tempo pieno per il restauro continuo, di cui 9 mosaicisti. Si lavora otto mesi l'anno perché d'inverno è troppo freddo e le malte non fanno presa. «Apriamo due o tre cantieri per volta, ma siamo sempre indietro con il lavoro dice Vio per fortuna non siamo un'impresa quindi possiamo sforare i tempi senza pagare penali, dobbiamo solo pagare stipendi e materiali, e questo ci consente di trasformare il guadagno in maggior attenzione nel restauro». Ora si lavora al lambone sinistro dove il marmo si stava sgretolando. Alle statue esterne. A lato sud della facciata. La cupola sopra l'altare maggiore. Il mosaico degli apostoli nell'atrio. Il pavimento davanti al tesoro. Interventi costosi soprattutto ora che di soldi ce ne sono pochi. Lo dice monsignor Antonio Meneguolo, responsabile dei Beni culturali per il Patriarcato. «In tutto dice spendiamo 7-8 milioni l'anno tra stipendi e materiali, li copriamo in parte con la vendita degli ingressi al Campanile. Lo stato una volta contribuiva, ora non più, l'ultimo versamento risale a 15 anni fa con 5 milioni».
Venezia. Quei cavalieri dei mosaici in guerra contro il sale
La Basilica di San Marco a Venezia ha bisogno di 8 milioni di aiuti all'anno per il restauro dei suoi mosaici e delle sue pareti. I mosaicisti e gli esperti lavorano continuamente per proteggere la chiesa dal deterioramento del tempo, causato dalle intemperie, dall'atmosfera salina umida e dall'acqua alta. Il proto di San Marco, l'architetto Ettore Vio, spiega che la zona più colpita è l'atrio della Basilica, dove l'acqua imbeve i mattoni e inizia a salire, causando distacamenti e perdita di tesserine. I mosaicisti lavorano con attenzione e precisione per restaurare le zone critiche, utilizzando tecniche e materiali speciali.
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