Il ministro non cede, la Regione prepara i ricorsi «Il governo ascolta tutti, ma la decisione sulla Tap è già presa. E presa sulla base di una valutazione di impatto ambientale molto seria che nelle sue rigorosissime 58 prescrizioni, tiene conto delle osservazioni delle comunità locali». Il ministro Galletti è chiarissimo e per gli amministratori salentini è una bella tegola. Che si aggiunge all'ipotesi appena formulata dal viceministro dello Sviluppo economico, Claudio De Vincenti, che il cantiere per la Tap possa partire a inizio 2016. Alla Regione invece preparano le armi contro il gasdotto che porterà il gas dall'Azerbaijan. Gli scenari sono due. Primo: ricorso al tribunale amministrativo contro la Via 3. Secondo: «diniego» dell'intesa che la Regione dovrà esprimere in sede di concessione dell'autorizzazione unica. «Tap, decisione presa San Foca il sito migliore» Il ministro Galletti dopo l'apertura di Renzi BARI Se quella di Matteo Renzi nei confronti dei sindaci del Salento no Tap era un'apertura, il ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti, non l'ha registrata. «Il governo ascolta tutti, ma la decisione sulla Tap è già presa. E presa sulla base di una valutazione di impatto ambientale molto seria che nelle sue rigorosissime 58 prescrizioni, tiene conto delle osservazioni delle comunità locali». Per gli amministratori salentini, una bella tegola. Che si aggiunge all'ipotesi appena formulata dal viceministro dello Sviluppo economico, Claudio De Vincenti, che il cantiere per la Tap possa partire a inizio 2016. Galletti ha concluso, in Fiera, il dibattito «Riciclo dei rifiuti, da emergenza ambientale a opportunità di crescita per il Mezzogiorno e la Puglia», organizzato dall'assessorato regionale all'Ambiente, al quale hanno partecipato il presidente del Conai, Roberto De Santis, l'economista specializzato in gestione ambientale, Alessandro Marangoni, il rettore dell'università di Bari, Antonio Uricchio, e il presidente della Regione, Nichi Vendola. Che ieri, a proposito di Tap, ha ribadito: «Costruire grandi opere sulla testa delle comunità credo sia un errore». Galletti, che da assessore a Bologna è stato tra i più accesi sostenitori dell'«espansionismo» di Hera, la società multiutility divenuta leader nei servizi ambientali, idrici ed energetici, al punto da riunire sotto di sé oltre duecento aziende comunali che si occupano di igiene urbana, ha parlato anche della necessità che si abbandoni «la gestione in house dei servizi pubblici locali: una scelta anacronistica che non ci possiamo più permettere». Ministro, ai sindaci del Salento che si battono contro l'approdo del gasdotto Tap a San Foca di Melendugno, il presidente Renzi deve sembrare più aperto al dialogo di lei: l'ipotesi di un sito alternativo esiste o no? «Pare che il presidente Renzi abbia detto che i sindaci e la Regione possano avanzare anche soluzioni alternative. Io dico che esiste una valutazione di impatto ambientale favorevole per l'approdo attuale. Ho firmato questa Via che è molto rigorosa e restrittiva. Prevede 58 prescrizioni che tengono conto delle osservazioni provenienti dalla comunità locale. Ribadisco: dal punto di vista ambientale la scelta di Melendugno con il rispetto di quelle prescrizioni, non crea problemi». Il ministero per i Beni culturali, come già il comitato regionale per la Via, ha espresso perplessità. «Gran parte delle valutazioni e osservazioni fatte dal Mibac, sono contenute nella valutazione di impatto ambientale fatta dalla commissione tecnica: tiene conto di tutte le critiche». Insomma, l'ipotesi di un'alternativa a Melendugno non esiste? «Se i sindaci e la Regione sapranno produrre una proposta alternativa, il governo la esaminerà. Ma oggi una decisione è presa. Vorrei che questo fosse molto chiaro a tutti». Parlando di Ilva, l'allarme tra i cittadini determinato da anni di inquinamento, secondo il governatore della Toscana Rossi, spaventerebbe gli investitori. Suggerisce di attrarli verso Piombino. «Io so che ci sono investitori interessati all'Ilva, anche se di quest'aspetto si occupa il commissario Gnudi. Da parte mia, spero investano su entrambi i siti. Per l'Ilva abbiamo ottenuto un prestito ponte di 250 milioni. Soldi che servono a pagare stipendi, a mandare avanti l'industria e ad attuare parte del piano ambientale. La cui realizzazione dovrà raggiungere quota 80 per cento entro agosto 2015. Chiunque investirà in quel sito sa che la realizzazione di quel piano ambientale è indispensabile. E che conviene anche a loro. Perché Taranto non accetterebbe più, e giustamente, nessun tipo di attività che non fosse ambientalmente corretta». Proprio il peso della bonifica potrebbe spaventare gli investitori, non crede? «Quel piano, molto ambizioso, non è un problema. È la soluzione. Non è un rischio ma un'opportunità. Noi vigileremo. E proseguiremo, come ministero, nella costituzione di parte civile nel procedimento per l'inquinamento provocato dalla fabbrica».